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Con
questo libro, radicale rielaborazione di un omonimo testo del 1923, Pizzuto si
propose di realizzare, come scrive nel "manifesto" che lo
accompagna, «una nuova espressione artistica in sostituzione del Romanzo».
Suddiviso in quattro tempi (Eroica, La Follia, Marinaresca,
Marcia funebre) e una Coda, il lavoro assume la forma di una
composizione musicale, spingendosi fino a «stati puramente fantastici, lirici
e mitici» che toccano di volta in volta un popolo in armi alla riconquista
della terra perduta, il mostruoso sviluppo di una città tentacolare, una
apocalittica invasione di serpenti, la solitudine di una creatura marina
antropomorfa, una statua gigantesca che produce incessanti scintille, la
disperata ricerca di una donna scomparsa fra le montagne.
Antonio
Pizzuto (Palermo, 1893 - Roma 1976) è il narratore forse più originale
del nostro Novecento. Cresciuto in una famiglia di tradizioni umanistiche, si
laureò in giurisprudenza e quindi in filosofia, svolgendo una carriera di
funzionario di polizia, conclusa nel 1950 con il grado di questore. Dopo la
pensione si dedicò interamente alla scrittura, producendo una serie di opere
narrative che meritarono l’ammirazione di Butor e Contini, e rimangono
memorabili per audacia strutturale e perfezione stilistica. Fra esse si
ricordano Signorina Rosina, Si riparano bambole, Ravenna,
Paginette, Testamento, Pagelle, Ultime e Penultime.
Dopo un ventennio di "oscuramento", Pizzuto è stato negli ultimi
anni oggetto di una riscoperta, che ha portato alla ristampa di varie opere,
alla pubblicazione di gran parte degli inediti e di numerosi epistolari.
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