Tribù a vento

Biagio Cepollaro
Lettera su Il Manifesto del comunista dandy di Francesco Forlani

Caro Francesco,
la prima volta che ti ho sentito parlare del ‘comunista dandy’ risale almeno a quindici anni fa. All’inizio credevo che fosse una delle tue battute paradossali, un calembour, sempre in bilico tra la boutade e l’illuminazione. Come dire, in bilico tra il gioco di parole e le parole in gioco, messe in gioco, costrette a giocare davvero il loro senso. Dentro la redazione di Baldus scalpitavi e ricordo quando hai cominciato a creare situazioni (riviste, gruppi musical-letterari, comitive franco-italiane, circhi erranti) la percezione netta di quale era il tuo modo di fare le cose: ora ne hai fatto un manifesto.

Ci ha sempre accomunato l’insofferenza e l’incredulità per l’atteggiamento del letterato ottuso e mummificato. Per chi non è come dice, non appare come dice. Il freddo di chiamata, l’inibito che razionalizza e sparge tristezza. E non è questione di ‘umanità’ che si aggiunge come optional al lavoro intellettuale, è questione di sostanza, cioè di apparenza che per te vuol dire radicale immanenza.
Senza la superficie (del mare) non vi sarebbe profondità dice il tuo Manifesto e, aggiungo io, senza profondità non ci sarebbe superficie: ciò che conta è che le parole non siano solo parole…
E ci vuole coraggio e una discreta fortuna (incontri, casi, storie, maestri, amici-nemici, amici-amici…). E talento, e tanto. Read the rest of this entry »

Guardate quell’hidalgo

Luglio 23rd, 2007

Guardatele, quella barba e quelle palpebre cascanti, rivolte verso il basso, come un segno dell’incipente decadenza. E poi guardate la lancia diretta verso il cielo: seguitela con gli occhi nella sua tremolante lunghezza, seguite i tratti ossuti del collo altero. Misuratene l’orgoglio, misurate lo sforzo della volontà che c’è dentro, e allo stesso tempo apprezzate la fragilità e l’incertezza contenuta in quelle linee esitanti, così diverse dalle salde geometrie trapezoidali dei mulini, che s’opporranno con l’arroganza della realtà al visionario cammino del cavaliere. E fermate, infine, lo sguardo sulla bianca superficie dello scudo: un vuoto di colore, uno squarcio aperto nel corpo dell’hidalgo, davvero privo di difese contro il mondo, eppure pronto ancora a offrirgli il petto.

E’ questo il nostro don Chisciotte, non ho dubbi. Grazie, Paolo Cossi, per il regalo che fai a questo Sud redivivo. Grazie a Rosa e Marcello, a Domenico, nuovi compagni di strada. Grazie a Francesco, Peppino, Nora, Marco, Luca, Roberta, Luigi che continuano a percorrere con loro le strade della Mancha.

Augh. giampo

SUD #9

Luglio 19th, 2007

Il Don Chichotte di Cossi

È in chiusura il numero 9 di SUD in cui Cossi ci regala il suo Don Quixote de la Mancha. Nell’anticiparla mi permetto di scavalcare l’attivissima redazione di SUD solo per il gusto di essere Manitù!
Aspettiamo ora l’indice dei contenuti e presto – perché no? – un minisito tutto dedicato a SUD.

Augh!

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