Ebbene! Ci siamo: il “BuonPinto”, detto Domenico, ci ha rilasciato in regalo natalizio una versione “appena pubblicabile”. Con l’avvertenza, che sottoscrivo in pieno, di considerare i limiti dell’impaginazione e della resa compositiva dovuta ai formati dell’HTML, derivati e affini.
Avvertenza dunque
La traduzione di Brand’s Haide è stata condotta sul testo della Bargfelder Ausgabe, ricalcandone il sistema di grafie e l’impianto interpuntivo. Questa punteggiatura, che potrà apparire insolita al lettore italiano, è in Schmidt una tecnica per stenografare il pensiero e eliminare il superfluo della narrazione.
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BRAND’S HAIDE
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«Ebbene» disse la piccina Grete, candida, dalle mani saponose. E silenzio. Stavamo intorno a un tavolo, e il pacchetto era posato sopra: francobolli viola, rosso vino: uno bianco più grande: un dollaro.
«Io pure ho già scritto a mio cugino in Sudamerica» disse Lore, struggendo d’invidia. – «Be’, speriamo che contenga cose belle», e fecero per defilarsi; ma a ognuna afferrai la mano, e non le lasciai andar via. Senza dire parola. E loro rimasero; i.e. Grete cercò degli arnesi, specie un ago da rammendo, e stuzzicò i nodi: «Ottimo spago». Ci eravamo seduti sul mio letto e l’osservavamo, inerti e solleciti; Lore muoveva le spalle (forse stava su un bottone del telo da tenda); poi esaminò sul serio gli elementi del mio letto: assi, due teli da tenda, una coperta grigia, un brandello di coperta (rossiccio: credo d’averlo già raccontato!) Non disse nulla. Grete fece quattro anellini di corda e mi fissò; le presi il coltello, fendei la larga striscia del nastro adesivo, e spiegammo il doppio strato di resistente carta marrone: inestimabile quel che vi era dentro. Ma il grosso cartone era stato avvolto ancora: perciò: Grete. Lore aveva già il naso sull’indirizzo, e domandò dalla kaaba: «È sua sorella?! Lucy Kiesler?!» «Sissignore» feci io tronfio: «that’s her» (da questo momento non si parlò che inglese). Di nuovo tre anellini. E io respirai a fondo, indugiai un altro po’ e dopo iniziai: sopra sopra fogli di quotidiani: New-York-Post. «Attenti!» urlò Grete: «Dentro c’è dello zucchero!» Vero: crepitava bianco: molto attenti; (già andavano a prendere una ciotolina)
«Ah!»: piccoli barattoli multicolori, testoline di latta bianca, misteriosi mattoni di giornali: c’era odore di – –
«Caffè in grani» disse Lore incredula: mezzo chilo di caffè in grani.
2 pacchetti di Camel: «Ma si rende conto di cosa significa?» «Può avere in cambio tutto ciò che vuole!» – Dexo: «Che cos’è?» riuscii a leggere sulle fronti interrogative, e diedi una scorsa al testo liscio come lo smalto. «Grasso per dolci» dissi: «ma non so null’altro.» In una delicata carta velina: giallo floreale e bianco avorio: due pezzi di complexion soap: chinarono meste i visi e odorarono con tale frugalità che mi fece male al cuore; a ognuna riempii la mano (Grete bianco, Lore giallo; il rosso non c’era, per cui presi il colore susseguente): riappoggiarono all’immediato i bulbi sul tavolo. Ma volevo continuare a disfare il pacco; dissi contrariato: «Dunque, ascoltatemi: tutte le sere sto di là da voi, alla luce e al caldo, e mi è concesso annoiarvi per ore:» Guardai l’una poi l’altra: tacevano caparbie; io aprii la cassa e dissi: «Qui: io ne ho un altro.» Vero, c’era il pezzo di Lux che mi portavo da Bruxelles; lanciarono un’occhiata spenta, ma qualche effetto l’ottenni; espiravano e tacevano. Perciò: rifilai di nuovo i pezzi (lei aveva mani stupende, e con Grete si fece notevolmente prima). Le spinsi al volo di cosa in cosa: 1 chilo di zucchero di canna, Jack Frost, granulated. Il tè: 16 leggerissime bustine al loro filo: «Vedrete, vi piacerà » pensai (Pensai; bisogna essere cauti con le pesti). Mor-pork: carne di maiale. «Questa è più di una razione mensile. Il doppio» disse Grete; ma tenne diligente il pugnetto chiuso.
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