Rudo
Trascorsa mezzanotte, i botti dell’ultimo dell’anno, ormai del primo, rari e sonnolenti, sparati fuori tempo da ubriachi in canottiera alle terrazze, vampeggiavano rossastri su resti di cenoni, a spegnersi, nel buio, inviliti da razzi e petardi di ville lontane sulle alture – in festa differita un’ora dopo, per distinguersi dal coro popolare di castagnole esplose acerbe – gettavano lampi arancio di compattatori in retromarcia, mischiandosi a fiamme di cassonetti vizzi per gli incendi, unendo, al dileggio del Comune colpevole di troppe tasse e multe ai motorini, il maggior gusto per danni e vandalismi, fisiologici nel clima assolutorio.
Vernula Laboris, l’autospazzatrice a getto d’acqua, dalle setole rotanti con soffioni aspiratori al comparto di stoccaggio, sintonizzata su emittenti alternative ostili ai consumi festaioli indotti dalla Borsa – incitava i netturbini ad azionare alla rovescia i macchinari, espellendo immondizia intorno agli usci, anziché raccoglierne gli avanzi –, innaffiava e risucchiava, tra rimbombi di tamburi da rave-party, rifiuti della notte e polveri sottili, a goccioloni di lurida rugiada, in forma di sorci senza coda, nell’evoluzione cittadina della specie, per colpa di farmaci scaduti e cibarie passate al microonde. Zigzagava svagata ai bordi di rotonde, con l’eleganza etilica di nottambule sbirole fra lampioni, retrocedendo e girando su se stessa, per cartacce dispettose in fuga dal vortice di presa, nell’indugiare lentissima attorno a un soldo, a una moneta, a un borsellino, a un portafogli trasferiti per le spicce con un’asta captatrice, protesa e ritirata filiforme, nel guizzo mirmecofago ai montarozzi di termiti. Ruotava da cameriera con vassoi orbitati sulle teste di clienti, tra platani e ontani, cespugli e giardinetti, aiuole in affido a pensionati, dopo aver servito il centro e la piazza del Comune, dove il sindaco parcheggiava appena giorno sul dorso delle zebre, per il maggior agio di discesa e di salita, volendo trovarvi ripuliti dalle cicche e dai cerini il porfido in cubetti e gli interstizi ai lati, fiore all’occhiello di un complesso programma di governo, incentrato sul rispetto piú assoluto dell’ambiente.
Sul cruscotto di Vernula Laboris, accanto ai bocchettoni d’aria calda contro i vetri per la morsa delle brine, acciambellata sul cestello portaoggetti, tra blocchetti di servizio e foto giovanili di Mariella, Virginia Tora Intacta, la minuscola chihuahua, sottratta appena in tempo a un cassonetto dei rifiuti prima d’essere compresso, osservava, riconoscente, gli autisti che l’avevano adottata, partecipe come sempre ai discorsi quotidiani circa soldi e valori smarriti per le strade, quella pecunia confusa fra cartacce e resti flosci d’incontri mercenari, che non olet.
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