Tribù a vento

De gustibus

Gennaio 12th, 2008

DE GUSTIBUS
(ovvero del soccorrevole grasso dell’Oca Merlina ridotta in batù, e del suo bigio, disdicevole rovescio)

NOTA: Particolari truculenti e raccapriccianti del narrato che segue, sono liberamente tratti dalla cronaca di un tempo non lontano, custodito nella bisaccia della “civiltà contadina” che, dovendo sopravvivere in ambiente ostile, aveva cuore duro, ma tuttavia non cattivo. Animi sensibili, astenersi dunque dal proseguire la lettura, amena e improvvisamente truce, sebbene istruttiva. L’autore, sazio di batù, non risponde di malori nei quali occorressero i lettori qui avvertiti.
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Assaggiate il Brodo Padanum

Gennaio 7th, 2008

Rudo
Trascorsa mezzanotte, i botti dell’ultimo dell’anno, ormai del primo, rari e sonnolenti, sparati fuori tempo da ubriachi in canottiera alle terrazze, vampeggiavano rossastri su resti di cenoni, a spegnersi, nel buio, inviliti da razzi e petardi di ville lontane sulle alture – in festa differita un’ora dopo, per distinguersi dal coro popolare di castagnole esplose acerbe – gettavano lampi arancio di compattatori in retromarcia, mischiandosi a fiamme di cassonetti vizzi per gli incendi, unendo, al dileggio del Comune colpevole di troppe tasse e multe ai motorini, il maggior gusto per danni e vandalismi, fisiologici nel clima assolutorio.
Vernula Laboris, l’autospazzatrice a getto d’acqua, dalle setole rotanti con soffioni aspiratori al comparto di stoccaggio, sintonizzata su emittenti alternative ostili ai consumi festaioli indotti dalla Borsa – incitava i netturbini ad azionare alla rovescia i macchinari, espellendo immondizia intorno agli usci, anziché raccoglierne gli avanzi –, innaffiava e risucchiava, tra rimbombi di tamburi da rave-party, rifiuti della notte e polveri sottili, a goccioloni di lurida rugiada, in forma di sorci senza coda, nell’evoluzione cittadina della specie, per colpa di farmaci scaduti e cibarie passate al microonde. Zigzagava svagata ai bordi di rotonde, con l’eleganza etilica di nottambule sbirole fra lampioni, retrocedendo e girando su se stessa, per cartacce dispettose in fuga dal vortice di presa, nell’indugiare lentissima attorno a un soldo, a una moneta, a un borsellino, a un portafogli trasferiti per le spicce con un’asta captatrice, protesa e ritirata filiforme, nel guizzo mirmecofago ai montarozzi di termiti. Ruotava da cameriera con vassoi orbitati sulle teste di clienti, tra platani e ontani, cespugli e giardinetti, aiuole in affido a pensionati, dopo aver servito il centro e la piazza del Comune, dove il sindaco parcheggiava appena giorno sul dorso delle zebre, per il maggior agio di discesa e di salita, volendo trovarvi ripuliti dalle cicche e dai cerini il porfido in cubetti e gli interstizi ai lati, fiore all’occhiello di un complesso programma di governo, incentrato sul rispetto piú assoluto dell’ambiente.
Sul cruscotto di Vernula Laboris, accanto ai bocchettoni d’aria calda contro i vetri per la morsa delle brine, acciambellata sul cestello portaoggetti, tra blocchetti di servizio e foto giovanili di Mariella, Virginia Tora Intacta, la minuscola chihuahua, sottratta appena in tempo a un cassonetto dei rifiuti prima d’essere compresso, osservava, riconoscente, gli autisti che l’avevano adottata, partecipe come sempre ai discorsi quotidiani circa soldi e valori smarriti per le strade, quella pecunia confusa fra cartacce e resti flosci d’incontri mercenari, che non olet.

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