Tribù a vento

Don Chisciotte Padano

Aprile 15th, 2008

Rimediamo qui (e nella rassegna stampa) a una grave mancanza perdurata quasi un anno. Ovviamente la “scusa” è pronta: una cattiva fotocopia del testo arrivatomi, la mancanza di tempo, una grave amnesia in seguito all’annuale pulizia del forno a gas… le cavallette!!!

Insomma ecco qui la recensione di Federico Lenzi a Mare Padanum. Buona lettura

Un Don Chisciotte Padano

Quando per le strade di città, alle ore più inadatte del giorno, si incontrano e maledicono quelle fumiganti autospazzatrici che esalano cattivi odori e schizzi, mal si immagina che due di loro siano diventate le protagoniste di un racconto, e che possano affrontarsi, come in un duello alla Sergio Leone: «incrociandosi e beccandosi invidiose con ugelli spruzzatori e spazzole rotanti, in scaramucce di bracci idraulici e pistoni a cannocchiale, protesi e ritirati in affondi di fioretto, nascoste da nebbie di fumogeni – aviogetti rasoterra di parata in arditissimi disegni del giro della morte – le spazzatrici ammiraglie del Comune di nuovo si assaggiavano alla cieca a fanali e parafanghi più sporgenti, sputando vetri e parabole argentate, urtandosi e rigettandosi distanti fra scintille d’irriducibili avversarie sulla scena e nella vita, ricomparendo ammaccate, da lati opposti d’autoscontri, sul proscenio di World’s People Security Bank fumigata dai petardi come attori convergenti nel cono illuminato di un palco d’operetta» (p. 42).
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DE GUSTIBUS – 3

Marzo 23rd, 2008

(Nota: valgono i consueti avvertimenti per affrontare il testo sottostante, inadatto a creature delicate e facilmente impressionabili).

Chiusi gli occhi per sempre all’ingordigia carnivora del mondo, libera Merlina dai lacci alimentari d’intingoli e piumini, di melica e fave secche prese a forza per foderare di grassezza chiglia natante, prora, poppa, babordo, tribordo e possente sottopetto – il dorso sul tagliere, al colpo secco di mannaia inferto al cordolo vertebrale, nello schizzo di midolla trionfale in faccia al coquus, espone le spoglie dissanguate al rito divisorio in parti uguali –, ecco che lo spirito dell’oca, piano piano, a suo modo, dapprima confuso e vacillante, via via più sicuro e conscio del potere occulto sgorgato dai tormenti, si eleva e si innalza a bianca mongolfiera. Per la verità non a grandi altezze, a cui peraltro non aspira, nella misura compresa normalmente tra il metro e cinquanta e il metro e novanta, massimo due metri (ma con grande sforzo nel reggere col tempo a quella quota); regioni nelle quali, sospettavano gli agricoli che l’avevano allevata, intuitivi sebbene illetterati, s’incontra facilmente l’aria fritta e l’aria locca, entrambe dirette, di preferenza, all’insufflazione di cavi orali creduli e ghiotti di tribune e cene elettorali, ad ugole oratorie che, compiuto più volte il giro scrannatorio da destra a manca (oppure viceversa), ed infine trasversale, col vento in poppa, si direbbero educati ed istruiti, prodighi, pur nel ballo del pavone al rilascio di carezze fatue a bimbi in fasce e vecchi in carrozzina; brute e violente, per contro, se appena contrastate, innervosite, interpellate su questioni inerenti il patrimonio accumulato, i conti all’estero, le barche in mare, le ville in posti ameni, l’equità fiscale in danno degli abbienti. Viene in mente un truce caporale che, ormai saldo al potere per manovre oscure, nei suoi viaggi in treno in pompa magna, non voleva vedere, transitando per stazioni pavesate a festa, ombra di portantini indaffarati coi carrioli alle valigie, perché viventi rimembranze del modesto mestiere una volta esercitato. Read the rest of this entry

DE GUSTIBUS – seconda parte

Febbraio 20th, 2008

Avvertenza: prosa sconsigliata come per i casi contemplati nella parte prima.

Passata d’un bel pezzo la cinquantina, com’è nel caso del vostro coquus dal grembiale tinto da abbracci suini (nello sgozzare amabilmente i porci petto a petto, spesso infatti ci si arrossa, e non è raro che in quel trasporto all’arma bianca la lama accomuni il gogno al suo norcino, conferendo in tal modo un certo gusto antropofago al sanguinaccio con soffritto di cipolla, latte intero ed altre cose), si presentano a volte occasioni per le quali c’è necessità di sicuro conforto, bisogno di un porto accogliente, di una spalla sincera, di una sponda amica, di attenzioni sponsali (se c’è la sposa, ovvio, altrimenti pazienza e niente pasticci) ma, più che altro, direi, del gran Batù sacrificale dell’Oca Merlina, che più avanti, a fine “saga palmipede”, vedremo, afflitti, trasformarsi in oca Merdina, nel rovescio di fortune esistenziali, laddove bipedi piumati, e non, finiscono travolti dalle medesime sventure “culturali” dovute a biasimevoli incertezze circa ruoli e competenze, sconfinamenti e rientri intempestivi di entrambe le specie, a volte indistinguibili fra loro, malgrado sforzi immani di attenti osservatori. Come mai, stupirete, questo primato della gola, questa pole position della pancia, questa gioia papillare sospinta über alles dall’esofago in orgasmo? Lo rivelo con piacere, ma sarebbe un segreto da custodire e tramandare a posteri meritevoli, se mai, scannato il porco – perché il porco col Batù d’oca se ne va a braccetto e non può stare a lungo l’uno senza l’altro – potranno ancora in avvenire, magari di nascosto da ronde saracine, dissanguare un’oca col fido bortechino (cavaturaccioli a vite senza fine, assolutamente sconsigliato per altri usi ed in specie per togliere il cerume), vegliandone la fine col tenero distacco dovuto ad un anziano familiare sacrificatosi per il bene d’altre bocche. Read the rest of this entry

De gustibus

Gennaio 12th, 2008

DE GUSTIBUS
(ovvero del soccorrevole grasso dell’Oca Merlina ridotta in batù, e del suo bigio, disdicevole rovescio)

NOTA: Particolari truculenti e raccapriccianti del narrato che segue, sono liberamente tratti dalla cronaca di un tempo non lontano, custodito nella bisaccia della “civiltà contadina” che, dovendo sopravvivere in ambiente ostile, aveva cuore duro, ma tuttavia non cattivo. Animi sensibili, astenersi dunque dal proseguire la lettura, amena e improvvisamente truce, sebbene istruttiva. L’autore, sazio di batù, non risponde di malori nei quali occorressero i lettori qui avvertiti.
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Assaggiate il Brodo Padanum

Gennaio 7th, 2008

Rudo
Trascorsa mezzanotte, i botti dell’ultimo dell’anno, ormai del primo, rari e sonnolenti, sparati fuori tempo da ubriachi in canottiera alle terrazze, vampeggiavano rossastri su resti di cenoni, a spegnersi, nel buio, inviliti da razzi e petardi di ville lontane sulle alture – in festa differita un’ora dopo, per distinguersi dal coro popolare di castagnole esplose acerbe – gettavano lampi arancio di compattatori in retromarcia, mischiandosi a fiamme di cassonetti vizzi per gli incendi, unendo, al dileggio del Comune colpevole di troppe tasse e multe ai motorini, il maggior gusto per danni e vandalismi, fisiologici nel clima assolutorio.
Vernula Laboris, l’autospazzatrice a getto d’acqua, dalle setole rotanti con soffioni aspiratori al comparto di stoccaggio, sintonizzata su emittenti alternative ostili ai consumi festaioli indotti dalla Borsa – incitava i netturbini ad azionare alla rovescia i macchinari, espellendo immondizia intorno agli usci, anziché raccoglierne gli avanzi –, innaffiava e risucchiava, tra rimbombi di tamburi da rave-party, rifiuti della notte e polveri sottili, a goccioloni di lurida rugiada, in forma di sorci senza coda, nell’evoluzione cittadina della specie, per colpa di farmaci scaduti e cibarie passate al microonde. Zigzagava svagata ai bordi di rotonde, con l’eleganza etilica di nottambule sbirole fra lampioni, retrocedendo e girando su se stessa, per cartacce dispettose in fuga dal vortice di presa, nell’indugiare lentissima attorno a un soldo, a una moneta, a un borsellino, a un portafogli trasferiti per le spicce con un’asta captatrice, protesa e ritirata filiforme, nel guizzo mirmecofago ai montarozzi di termiti. Ruotava da cameriera con vassoi orbitati sulle teste di clienti, tra platani e ontani, cespugli e giardinetti, aiuole in affido a pensionati, dopo aver servito il centro e la piazza del Comune, dove il sindaco parcheggiava appena giorno sul dorso delle zebre, per il maggior agio di discesa e di salita, volendo trovarvi ripuliti dalle cicche e dai cerini il porfido in cubetti e gli interstizi ai lati, fiore all’occhiello di un complesso programma di governo, incentrato sul rispetto piú assoluto dell’ambiente.
Sul cruscotto di Vernula Laboris, accanto ai bocchettoni d’aria calda contro i vetri per la morsa delle brine, acciambellata sul cestello portaoggetti, tra blocchetti di servizio e foto giovanili di Mariella, Virginia Tora Intacta, la minuscola chihuahua, sottratta appena in tempo a un cassonetto dei rifiuti prima d’essere compresso, osservava, riconoscente, gli autisti che l’avevano adottata, partecipe come sempre ai discorsi quotidiani circa soldi e valori smarriti per le strade, quella pecunia confusa fra cartacce e resti flosci d’incontri mercenari, che non olet.

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Si tratta, è bene premetterlo subito agli amici che mi leggono presumibilmente per la prima volta, di sapori forti ancorché raffinati (la cucina responsabile degli approvvigionamenti è quella ricca e speziata dell’editore Lavieri, mistico “cuoco” campano assistito da “chef” di altissimo livello come Domenico Pinto; chi scrive è solamente un addetto di cucina in prova lasciato sbizzarrire); sapori, dicevo, che una volta assunti, anche semplicemente fiutati da lontano, conducono (mi veniva di scrivere “condannano”) l’incauto che vi si fosse accostato superficialmente, magari attratto e incuriosito dal nome inconsueto del sublime mangiarino, a vagare, “affatturato” dall’iniziazione, e ad attendere per chissà quanto tempo ancora, prima di poterne gustare di uguali in templi simili, purtroppo rari nel panorama editoriale del Bel Paese.

Brodo in Terza è sì una leccornia ma, come vedremo, anche e soprattutto per gli illustri personaggi che già per primi l’hanno in qualche modo inventato e poi diffuso al mondo esterefatto, una filosofia dell’approccio a testi “eletti”, ma pure a spassosità quotidiane meritevoli di commento, una “dottrina utilitaristica”,

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