Tribù a vento

Come molti avranno già notato, la parte più chiacchierona del web, il popolo dei social network, si è trasferita già da un po’ di tempo su facebook (o anche su facebook). A parte le mode, è anche più giusto che ad ogni funzione, ogni lavoro, sia dedicato il giusto strumento e il giusto spazio. Il Blog sembra, a parte poche felici eccezioni (i “social blog” come Nazione Indiana) uno strumento più intimo e personale. Certamente più autoreferenziale rispetto ad altre piazze del web. Certo, è uno strumento di una certa versatilità e si può usare in modo collettivo come NI ha insegnato. Inoltre il blog può essere indipendente da una piattaforma preordinata, può anche non richiedere registrazioni e mettere in pericolo alcuni dati personali. Può addirittura non richiedere di essere comproprietario delle cose che vi inserisci.

È più giusto, dicevo, almeno nel nostro caso, la cui esigenza di comunicare notizie e ricevere commenti è legata ad eventi discontinui nel tempo e, non meno, al tempo da poter dedicare alla divulgazione e all’aggiornamento del blog stesso.

Dobbiamo immaginare che anche facebook, come myspace, possa essere una “moda” del tempo ed essere soggetto ad assestamenti e correzioni, ma intanto per accettazione popolare e meno popolare si sta rivelando lo strumento più adatto per un numero di funzioni maggiore. Troppe direi, se non fosse in qualche modo personalizzabile. Funzioni più adatte al marketing di se stessi e alla condivisione estemporanea di piccole cose quotidiane.

Per farla breve, siamo anche noi su facebook, dove accade, per la natura stessa di questo network (o meglio, per natura umana) una sorta di corsa all’accaparramento di nuovi amici.

Quando siamo finalmente entrati (e impazziti nel cercare di capire come funsionava), fatte le nostre dovute richieste ai riconosciuti amici, siamo rimasti subissati dalle continue richieste di amicizie. Richieste che non riusciamo a smaltire. Non per difficoltà a cliccare su “accetta” ma perché ci blocca il senso di questa parola: “amici”. E non per colpa del famigerato programma televisivo. All’inizio eravamo presenti in forma più anonima e tutto sembrava funzionare secondo una logica, sia di programmazione che di buon senso; ma una volta dichiaratici “editori” è successo l’inaspettato (forse prevedibile): una piccola valanga montante di richieste! All’inizio si resta lusingati, poi perplessi, poi opportunisti: dopotutto è pubblicità a buon mercato, cosa costa?

Alla fine si rimane sospesi, per un po’ perplessi, e forse l’ultimo passaggio di questo parabola porta a scrivere di questi strani post, partiti per annunciare una presenza e che finiscono con considerazioni inaspettate e con una più decisa presa di posizione.

Parte di questo post sarà pubblicato anche su Facebook e il contenuto sarà:

Per favore, per gentilezza, quando chiedete di essere “amici” presentatevi. Sì, è vero che siamo un’azienda e che la vostra amicizia ci conviene, che dovremmo in silenzio ringraziarvi, ma siamo pure un’azienda fatta di persone che quando possono comunicano anche con le parole e non solo con i rispettabili numeri. Probabilmente siete dei lettori, fortunati possessori di una copia dei nostri libri (fortunati nell’averli incontrati, non per la qualità intrinseca dell’oggetto!). Probabilmente siete degli scrittori che non ci conoscono affatto ma siete alla ricerca di qualcuno che vi legga e vi apprezzi. In entrambi i casi un “ciao” con due righe di presentazione ci riempirebbero di una piccola gioia. I primi sapranno cosa altro riserviamo loro e dove trovarlo, i secondi sapranno che non c’è bisogno dell’amicizia su FB per ottenere un po’ di attenzione. Per i cacciatori di “amici” su FB: non sappiamo che farci, preferiamo perdere un po’ di pubblicità per un “amico” un po’ più vero.

Ci scusiamo con quanti finora sono stati ignorati (o accettati) dall’amicizia in modo all’apparenza (o in realtà?) arbitrario.

Davvero più libri

Dicembre 20th, 2008

Grazie a tutti i nuovi e vecchi amici che ci hanno visitato alla fiera di Roma!
Purtroppo le foto di questa fiera sono state “inavvertitamente” cancellate dalla memoria della fotocamera dal nostro piccolo boss di cui alleghiamo foto d’archivio scattata all’ultima fiera di Pisa. Chi avesse belle foto le mandi!

Primo piano ala est: reparto Piccole Pesti

Primo piano ala ovest: reparto fumetti

Primo piano ala sud-est: reparto Letteratura

Totale (scorcio) con donna al telefono e uomo con zainetto rosso.

Il Boss

Torino 2008

Maggio 14th, 2008

2-6-2008 Aggiornamento foto:

finalmente autorizzato posto la foto del direttore generale.

Torino 2008, la fiera del libro naturalmente; non sono “i mondiali” ma la fatica è paragonabile a quella di uno sport, di resistenza (5 giorni!).
Edizione su cui è gravata l’ombra di una tensione mediaticamente gonfiata. Bassa l’affluenza nei primi giorni, migliorata a partire già dal sabato pomeriggio.

Per Lavieri è stata comunque una edizione importante, positiva, con tanti nuovi contatti e amicizie tra i lettori e i colleghi. Speriamo di rivedere presto “le Cartman“, insieme a “Cavallo di ferro“, “Zandegù” e a “Zona” (ci chiamiamo così tra noi subalpini!).

Significativo il piccolo successo della nuova collana di fumetto, che si piazza bene tra i favoriti dei nostri lettori.
Salutiamo la cara ragazza che si è commossa nel leggere Yggdrasill (visto che ti abbiamo lasciato il poster?). Lascio le solite 4 immagini e un videomessaggio che riguarda di nuovo Gialuca Maconi.

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Il nuovo stand Lavieri (l’immagine è proprio così: “posterizzata”).

 

Altra angolazione, con scorcio del padiglione.

 

 

Lo stand di Edizioni Spartaco: gli amici e vicini con cui quest’anno abbiamo condiviso davvero tanto. Ciao Ugo!

 

 

 

A qualcuno, commosso, è scappata la lacrimuccia.

 


Il videomessaggio pubblico per Maconi

 

A presto!

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Aspetto…

Settembre 28th, 2007

Sto aspettando, in tipografia, che mi lascino sbirciare le lastre dell’ultimo fumetto di Arkas. Proseguo, col permesso di Luca, con il testo alle sue “note“. Lo faccio in un nuovo articolo perché… boh! non ricordo…

“8. I metodi di promozione e d’informazione delle novità e di distribuzione sono obsoleti, comunque vengono pubblicati fra novità, ristampe e riedizioni quasi 60.000 titoli all’anno. “
Be’, i mezzi, anzi, il mezzo di comunicazione ora c’è. E con essa anche nuove forme di distribuzione. Il problema secondo me non è tanto nei mezzi ma di noi che li utilizziamo: in questo senso stiamo appena uscendo dall’era Gutenberg. Siamo ancora abituati ad entrare in un negozio e pensare di trovarci davvero le ultime novità. Ancora usiamo mettere il nome della città di origine quando citiamo un libro: questo è addirittura medioevo! Chi può dire in questo momento dove sono e dove sto producendo i miei libri? Dovrei citare almeno 5 luoghi geografici e altrettanto luoghi “digitali”.
Ma torniamo o noi obsoleti: posso e voglio ancora entrare in una libreria è trovarci le novità. Però, e qui vorrei interpretare il pensiero di Luca, vorrei che quelle novità fosserò davvero delle novità. Non nel senso ingenuo fin’ora usato ma nel senso di ultime scoperte fatto dal libraio-selezionatore che vagando per Internet e per fiere riesce a portarsi “a casa” i “suoi” libri… anche se usciti anni fa!

Note senza testo

Settembre 2nd, 2007

Posto con piacere queste “note senza testo” di Luca Sossella, già pubblicate su Carta.
Oltre che per il sapore decisamente forte, questo “testo” mi è piaciuto soprattutto per la sua forma sintetica e per la vena radicale e provocatoria che non può evitare al lettore di prendere delle posizioni. Le mie, come giusto, le posterò in commento (ma, Luca, dammi qualche giorno!).

Note senza testo*
di Luca Sossella

1. Lo scenario dell’editoria italiana è caratterizzato dal fenomeno delle concentrazioni progressive che hanno portato 4/5 gruppi a controllare tutto il mercato del libro.

2. Lamentarsi è inutile. Hic Rodus, hic salta. I gruppi necessitano di manager, quelli che fanno vendere sono considerati i più bravi.

3. I manager “bravi” sono vili, perché non hanno il coraggio di proporre progetti che possano mettere a repentaglio la sicurezza del loro padronato finanziario. E sono scadenti perché venendo da altri settori industriali non intendono il libro uno strumento della trasmissione della conoscenza. E si sentono obbligati dal loro dispendioso stile di vita a dare risultati economici immediati e quindi “seviziano” il mercato con prodotti di facile consumo.

4. Il nefasto fenomeno della supremazia del marketing nell’editoria comincia a dare i suoi frutti velenosi. Negli anni Ottanta il profitto medio di un titolo oscillava attorno al 5%, il modello di gestione industriale richiede oggi un profitto del 10%.

5. I libri innovativi, che non hanno un ritorno economico, ma culturale, vengono esclusi dalla prenotazione in libreria. Quindi gli editori di ricerca e di piccolo fatturato sopportano gli oneri del laboratorio di ricerca per tutti. E lo fanno gratuitamente. I vili poi copiano.

6. La redditività (tanto per tanti) interrompe fatalmente l’evoluzione qualitativa (poco per pochi). Non interessa il contenuto di un libro, ma il suo potenziale mercenario in relazione ai mezzi di persuasione.

7. Generale discesa della qualità dei libri, perché quanto prodotto in outsourcing non viene controllato con attenzione all’interno delle case editrici.

8. I metodi di promozione e d’informazione delle novità e di distribuzione sono obsoleti, comunque vengono pubblicati fra novità, ristampe e riedizioni quasi 60.000 titoli all’anno. Sessantamila.

9. La possibilità della resa delle copie non vendute, che in Italia gli editori sono obbligati a concedere ai librai, finisce per ridurre il librario a semplice commesso che apre pacchi di novità in base alle decisioni delle direzioni commerciali delle case editrici industriali.

10. Irrimediabile abbassamento della professionalità del libraio con il progressivo affermarsi delle grandi superfici di vendita.

11. L’informazione culturale si fonda su motivi extraculturali: scandali, rivelazioni, abbaiare di cani, controversie servili. Palesare il “personaggio” e nascondere il contenuto. Imbrogliare con le classifiche.

12. Cose da farsi subito: prezzo fisso dei libri, abolire l’IVA, detrazione delle spese per i libri dalla dichiarazione dei redditi, sostegno per la piccola editoria, favorire la ricerca e la sperimentazione editoriale da parte delle fondazioni bancarie. Peccato che si ripeta ‘sto ritornello da almeno vent’anni!

13. Sostenere le librerie nei piccoli centri urbani ed eliminare i sarti della moda, con il loro pernicioso progetto, dai centri storici.

14. Favorire la formazione di scuole di lettura. A casa e a scuola. Ovunque.

15. Lettura ad alta voce di nonni e genitori in età prescolare.

16. Sensibilizzare i genitori attraverso i medici pediatri, che sono i principali referenti (autorevoli) per lo sviluppo cognitivo dei bambini.

17. Il piacere della lettura come insegnamento scolastico. La diffusione del libro è una conseguenza. Comprendere, finalmente, che una maggior disponibilità verso la lettura non è determinata dall’acquisto di libri.

18. Favorire il collezionismo è un atteggiamento vile, raccontare il piacere dalla lettura, un vero miracolo.

19. Identificare dei “testimoni” per trasmettere il piacevole contagio che deriva dalla lettura. Non c’è nulla che possa favorire la lettura come ascoltare (e amare) chi sta leggendo qualcosa per noi.

20. Ogni sera letture televisive e radiofoniche. E corsi di dizione per gli insegnanti.

21. Ogni tre spot pubblicitari televisivi le agenzie devono produrre una pubblicità per la lettura che le concessionarie produrranno e le emittenti trasmetteranno gratuitamente.

22. Letture pubbliche, registrate dai mezzi di comunicazione, fatte dalle massime cariche dello Stato ogni settimana.

23. Ricordarsi di Simone Weil: “Ogni essere grida in silenzio per essere letto altrimenti. Non essere sordi a queste grida”.

* Il titolo, “Note senza testo”, è ripreso da un libro di appunti scelti dai quaderni manoscritti di Roberto Bazlen (1902-1965), grandissimo lettore ed editore, pubblicato da Adelphi nel 1970. Non c’è più la forza, in queste sabbie mobili della sfiducia, di scrivere altro che delle note senza testo.

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