I cruschi di Manzù

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cruschi

Giuseppe Palumbo, Giulio Giordano

 I cruschi di Manzù

Pagine 32, bicromia, brossura,
formato 17x24cm, € 6,50
anno di pubblicazione 2015, ISBN 978-88-96971-45-1.

Giacomo Manzù lavora alla Porta della Morte per la Basilica di San Pietro dal 1947 al 1964. Per lo scultore rappresenta l’occasione per mostrare al mondo la sua idea di pietà laica… per dare una forma coerente all’apparente caos che metteva insieme il suo essere comunista con il suo cristianesimo di umili origini. Fu una lavorazione lunga e sofferta, come anche la strada percorsa per ottenere l’incarico di realizzarla.
Pochi sanno però che quella porta bronzea, uno dei capolavori del maestro, probabilmente non si sarebbe mai fatta senza l’intercessione di don Giuseppe De Luca, un piatto di pasta e fagioli, e la complicità di pochi croccantissimi peperoni cruschi…
L’aneddoto tutto lucano, ricordato da Leonardo Sinisgalli ne La fo­glia ’mmesca – e da Giuseppe Appella che ha ispirato gli autori – è alla base della doppia opera presentata in questo volume, omaggio alle interconnessioni culturali.

  • Autore/i: Giulio Giordano, Giuseppe Palumbo
  • Pagine: 32, bicromia
  • Allestimento: Brossura filo refe
  • Lingua: Italiano

6,50 5,53

Disponibile

Descrizione

Descrizione

Giuseppe Palumbo, Giulio Giordano

 I cruschi di Manzù

Pagine 32, bicromia, brossura,
formato 17x24cm, € 6,50
anno di pubblicazione 2015, ISBN 978-88-96971-45-1.

Giacomo Manzù lavora alla Porta della Morte per la Basilica di San Pietro dal 1947 al 1964. Per lo scultore rappresenta l’occasione per mostrare al mondo la sua idea di pietà laica… per dare una forma coerente all’apparente caos che metteva insieme il suo essere comunista con il suo cristianesimo di umili origini. Fu una lavorazione lunga e sofferta, come anche la strada percorsa per ottenere l’incarico di realizzarla.
Pochi sanno però che quella porta bronzea, uno dei capolavori del maestro, probabilmente non si sarebbe mai fatta senza l’intercessione di don Giuseppe De Luca, un piatto di pasta e fagioli, e la complicità di pochi croccantissimi peperoni cruschi…
L’aneddoto tutto lucano, ricordato da Leonardo Sinisgalli ne La fo­glia ’mmesca – e da Giuseppe Appella che ha ispirato gli autori – è alla base della doppia opera presentata in questo volume, omaggio alle interconnessioni culturali.

Il volume è composto da due opere a fumetti a cui gli autori affidano una prova d’artista con i rispettivi e apprezzati stili. Nella prima parte Giordano narra del famoso incontro con un una narrazione classica ma con simpaticissimi “innesti” umoristici. La seconda parte ci proietta in una sorta di saggio illustrato in cui l’arte e la vita dello scultore Manzù si intrecciano con i pennelli del “maestro” Palumbo per fornirci delle pagine di assolutà originalità.

Giuseppe Palumbo (Matera, 1964) ha cominciato a pubblicare nel 1986 su riviste quali Frigidaire e Cy​­borg alle cui pagine affida il suo personaggio più noto: Ramarro, il primo supereroe masochista.
Nel 1992 entra nello staff di Martin Mystére della Sergio Bonelli Editore e nel 2000 in quello di Diabolik della Astorina.
Tra le pubblicazioni più reventi: Tomka, il gitano di Guernica (Rizzoli, 2007, su testi di Massimo Carlotto), Un sogno turco (Rizzoli, 2008), Eternartemisia e Aleametron (Comma 22, 2008), Uno si distrae al bivio. La crudele scalmana di Rocco Scotellaro (Lavieri, 2013).

Giulio Giordano, diplomato all’Istituto d’Arte, docente e fondatore della Redhouse Lab (la prima scuola di fumetto e illustrazione in Basilicata), esordisce disegnando l’albo X-comics per Coniglio editore, nel 2014 viene ingaggiato dalla Sergio Bonelli Editore su Le Storie e successivamente per Rusty Dogs un webcomic composto da storie brevi scritte da Emiliano Longobardi e disegnate da alcuni fra i migliori disegnatori italiani.
Al di fuori del mondo del fumetto, numerose le sue incursioni nel campo dell’illustrazione e le elaborazioni pittoriche per alcune gallerie d’arte.