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Nel 1928 muore il padre, e il resto della famiglia si trasferisce a
casa della nonna di parte materna a Luban, capoluogo della Bassa
Slesia. A Görlitz, situata venti chilometri a ovest, Schmidt
frequenta il liceo scientifico, dove si diploma nella primavera del
1933. Pur se i buoni voti ne consiglierebbero la prosecuzione, per
motivi economici non sarà possibile pensare agli studi, e lavoro in
quel momento, all’apogeo della disoccupazione, non se ne trova;
soltanto un anno più tardi diviene apprendista di commercio (poi
contabile di magazzino), in una fabbrica tessile nella vicina
Greiffenberg. Lì conosce la segretaria Alice Murawski, nata nel
1916; si sposano nel 1937 e si trasferiscono a Greiffenberg nel
1938, in un piccolo alloggio aziendale. Le poche fotografie rimaste
di questo appartamento mostrano in particolare scaffali colmi di
libri.
Dopo aver già da studente scritto poesie e abbozzato un poema
epico, Schmidt comincia a comporre, per la moglie, racconti di
spiriti della natura sullo stile di Tieck, Hoffmann e Fouqué, da
lui ammirati; esercizi per le dita storicizzanti, senza valore
letterario, che nulla lasciano intuire della coercizioni della realtà
nazista intorno all’autore – cosa che non cambia quando Schmidt
viene chiamato in artiglieria nel 1940, per prestare servizio come
furiere in Alsazia e in Norvegia. È solo nelle ultime settimane di
guerra che Schmidt giunge fra le truppe combattenti sul fronte
occidentale, dove viene fatto prigioniero. Viene rilasciato già nel
dicembre del 1945, poiché gli Inglesi hanno un incarico per lui:
sarà interprete nella loro scuola di polizia ausiliaria nella
Brughiera di Luneburgo.
A Cordingen (vicino a Walsrode) Schmidt e sua moglie, che era
riuscita a fuggire dalla Slesia unicamente con uno zaino pieno di
libri, abitano una stanza angusta negli edifici del mulino; quando
dopo un anno la scuola di polizia chiude, Schmidt diviene “libero
scrittore” – una decisione che all’inizio porta fame e stenti,
con il primo libro che appare solo nell’autunno del 1949: Leviathan
riunisce tre racconti che adesso non hanno più nulla a che vedere
con le delicate narrazioni, in vita inedite, prodotte prima della
guerra; sono bensì cavate “dalla cassa di bile”, come dice
Schmidt. La storia eponima riproduce le ultime annotazioni
diaristiche di un soldato tedesco, la cui fuga dall’Armata Rossa
con un convoglio ferroviario termina su un viadotto abbattuto, sopra
la Neisse vicino a Görlitz, dove non si dà prosecuzione o ritorno,
solo il salto nella morte. Qui Schmidt delinea il proprio quadro,
con influenze da Schopenhauer e dalla gnosi, di un mondo malvagio,
creato e retto da un demone malvagio, dal quale al massimo l’uomo
può salvarsi insorgendo contro il creatore e i suoi “meccanismi
del mondo: divoramento e libidine. Proliferazione e asfissia”. –
La critica letteraria è per lo più ben disposta verso questo
debutto, addirittura entusiasta; Hermann Hesse definisce Schmidt un
“vero poeta”, Alfred Andersch “un genio!” e l’Accademia di
Magonza gli conferisce il suo premio letterario. Tuttavia le vendite
del libro pubblicato da Rowohlt sono scarse, troppo cupe le storie
di Schmidt, troppo inconsueta la lingua, che per la sua ricchezza di
associazioni e immagini, per discontinuità e intensità si
riallaccia all’Espressionismo proscritto dal nazismo. Questa
discrepanza tra cattiva riuscita economica e plauso di critica e
colleghi (il quale naturalmente non è senza riserve: i suoi libri
provocano tuttora anche le più furiose stroncature) perdurerà fino
agli anni Sessanta inoltrati, cosicché Arno Schmidt deve scrivere
“lavori per la pagnotta” per radio e riviste e tradurre romanzi
dall’inglese.
Alla fine del 1950 gli Schmidt si trasferiscono in qualità di
rifugiati; il nuovo luogo di residenza, Gau-Bickelheim, a sud di
Magonza, non porta però lo sperato miglioramento delle condizioni
abitative, e così si spostano nel 1951 alla volta di Kastel, paese
sulla Saar. – Brand’s Haide, romanzo breve di Schmidt
uscito nel 1951, si svolge anch’esso nella Germania settentrionale
e prima della riforma monetaria; vi è descritto il misero tentativo
di un uomo appena rilasciato dalla prigionia di cavarsela nella
provincia del dopoguerra – quasi ampia sintesi di
“Inventario”, la poesia del “taglio del bosco” di Günter
Eich. – Così come è chiaro che l’Io narrante di Schmidt non
potrà acclimarsi nella società, non poi così nuova, che va
nascendo sulle ceneri di quella nazista, di nuovi ricchi e
benpensanti disinteressati alla cultura, è anche ormai chiaro, con
questo libro, che il suo autore nella letteratura tedesca è un
outsider e che tale rimarrà.
Certo anche Schmidt (come per esempio Böll o Koeppen) vuol dare
un’immagine la più realistica e spietata del suo tempo, però vi
coinvolge anche i processi di coscienza, i procedimenti
gnoseologici, i ricordi, i sogni e i giochi di pensiero delle sue
figure, e così, a fianco della realtà esterna e oggettiva, ne pone
un’altra interna e soggettiva. Inoltre, attraverso un gran numero
di citazioni e riferimenti, egli aggancia i suoi testi al vasto
universo della letteratura che apprezza, da Omero al Parzival, da
Wieland, Tieck, Scott e Poe a Stramm, Döblin e Joyce. Frantuma di
continuo la sua ricercatissima lingua con inserti colloquiali
avversi al Duden, e con una interpunzione assai fitta conquista per
la sua prosa i campi, altrimenti lontani dalla scrittura, della
mimica, della velocità, del ritmo e dell’altezza del suono. Lo
stile schmidtiano che così emerge è tanto facile da riconoscere
quanto difficile da imitare – meglio: se imitato gli effetti sono
penosi e falsi, per cui Schmidt non ha mai fatto scuola o quantomeno
trovato successori apertamente riconoscibili. Dalle formazioni di
scrittori si tiene lontano, rifiuta più volte gli inviti del
“Gruppo 47″ e del PEN.
Nel 1955 appare il racconto di Schmidt Seelandschaft mit
Pocahontas: una breve vacanza sul Dümmer dell’Oldenburgo,
due coppie, che si trovano in fretta, canoe, scottatura solare e
sesso – ma sotto la superficie serena di una delle più belle
storie d’amore della letteratura tedesca ribollono ricordi della
recente guerra: tutto il testo è fittamente attraversato da un
metaforismo di morte e violenza, che a lungo sfugge anche ai lettori
più attenti. Ciò che invece è trasparente – l’odio di Schmidt
per le forze armate, il suo rifiuto della restaurazione adenaueriana,
il suo furore ateistico e le audacie sessuali – gli procura una
denuncia per diffusione della pornografia e per blasfemia. Gli
Schmidt sono molto preoccupati per l’incombere dell’alta pena
pecuniaria e passano dalla circoscrizione giudiziaria conservatrice
di Treviri alla più liberale Darmstadt, dove il procedimento, anche
dopo un parere dell’Accademia, viene archiviato.
Nel 1956 appare Das steinerne Herz, per lingua e
contenuto il libro fino allora estremo di Schmidt. Non solo
tematizza, primo romanzo tedesco a farlo, la divisione tedesca, ma
soppesa addirittura in un confronto i sistemi della RFT e della RDT,
mettendoli sullo stesso piano – uno scandalo per quel tempo, dove
gli stessi elettori della SPD chiamano la RDT con il solo nome di
“zona”. A ciò si aggiunga una scrittura a larghi tratti
fonetica, del tutto insolita, dei dialoghi del romanzo; frasi come
“vapppompi ‘na vasca d’acqua, Valte?” inducono i critici
conservatori a supplicare Dio per la salvezza della letteratura
tedesca o li spingono a domande come “Poesia o follia
ormonale?”, mentre su Das steinerne Herz Peter Rühmkorf
sentenzia: “Qui ha avuto luogo un avvenimento che sollecita nuove
unità di misura, qui c’è il primo libro che legittima la
generazione cui appartiene Schmidt.” A Darmstadt la vita
irrequieta della grande città dà a Schmidt sempre più filo da
torcere, anche per la salute. Il suo intenso programma di lavoro,
compiuto con forte concentrazione e con l’uso di caffè, alcol e
sonniferi, esige la quiete di paese, tanto più che Schmidt da molto
tempo ha riconosciuto la brughiera della Germania settentrionale
come il “paesaggio a lui consono”. Eppure solo alla fine del
1958 egli trova una casetta adatta, soprattutto che può
permettersi, a Bargfeld, nella zona meridionale della Brughiera del
Sud, il cui paesaggio sarà una componente centrale dei suoi libri.
È il caso di Kaff auch Mare Crisium, romanzo pubblicato
nel 1960, che tuttavia trova ambientazione anche fuori della
brughiera, in un utopico gioco mentale del protagonista, sulla Luna,
dove sopravvive un piccolo resto dell’umanità dopo una guerra
atomica che ha distrutto la Terra. Secondo i suoi critici Schmidt ha
già prima disintegrato la lingua, sebbene in questo libro, come mai
fino ad allora, spinga ancora oltre l’ortografia fonetica.
Nel 1964 il Consiglio di Berlino gli conferisce il Premio
Fontane; la laudatio è pronunciata da Günter Grass.
Quando dopo la cerimonia Alice Schmidt vuole ringraziare Grass,
questi rifiuta con modestia “Tutti abbiamo imparato da suo
marito”. Arno Schmidt, che si è sempre spostato mal volentieri,
negli anni Sessanta difficilmente lascia di nuovo Bargfeld e riceve
solo pochi visitatori. Insieme alla traduzione di Edgar Allan Poe
egli lavora al suo opus maximum Zettel’s Traum, un
gigantesco romanzo-saggio su Poe, in cui Schmidt tenta di
raccogliere il frutto delle intense letture di Freud, condotte per
molti anni: Schmidt applica metodi di analisi mutuati dalla Interpretazione
dei sogni e dalla Psicopatologia della vita quotidiana
al lessico di Poe, riconducendo i doppi sensi foneticamente vicini,
per lo più di natura sessuale, alla persona e al carattere di Poe.
– Nel 1970 l’uscita del libro sprigiona una mostruosa eco
mediatica, che rende di colpo noto il nome di Schmidt, come del
titolo del suo enorme libro fino a oggi tanto volentieri citato
quanto storpiato, ben oltre la cerchia dei suoi tre-quattromila
lettori fissi, cosa non poi senza problemi: poiché chi –
incuriosito e senza conoscere nulla dell’autore – sfogli Zettel’s
Traum e veda la struttura a tre colonne della pagina (che
nell’aspetto è più semplice dell’impaginato di una “Bild-Zeitung”!),
questi, perplesso, di regola chiuderà l’in-folio e non sospetterà
mai come Zettel’s Traum sia un caso eccezionale
nell’opera di Schmidt, e che i lavori che lo precedono e seguono
sono diversi, più leggeri e piacevoli da leggere.
Nel 1972 Schmidt subisce un infarto cardiaco, che gli impedisce sì
di ricevere personalmente il Premio Goethe della città di
Francoforte sul Meno, conferitogli nel 1973, ma che non causa alcuna
riduzione del suo programma di lavoro. – Nel 1977 pubblica il suo
ultimo romanzo, Abend mit Goldrand, in cui una comune di
hippie, i cui capi dispongono di poteri magici, fa capolino
nell’apparente idillio rurale di tre vecchi uomini. A Schmidt
riesce qui qualcosa che potrebbe essere unico non solo nella
letteratura tedesca: il raccordo di un “labirinto di specchi
pornografico”, di crudezza volgare e spesso repellente, con il più
dolce, delicato rapporto d’amore immaginabile tra un vecchio e una
giovane donna. Un libro sotto ogni aspetto ricco, ad oggi non ancora
scandagliato, che forse si va imponendo (contro Zettel’s Traum)
come il vero capolavoro di Schmidt.
Quando Arno Schmidt muore, il 3 giugno 1979, in séguito a un
ictus, nella sua macchina per scrivere è inserita la pagina 100 del
romanzo rimasto inconcluso Julia, oder die Gemälde.
L’ultima frase che ha battuto è: “per uomini & animali lo
zelo è una semplice necessità (vitale)?”
Nel 1981 Alice Schmidt e il germanista Jan Philipp Reemtsma, che
dal 1977 aveva finanziariamente aiutato Schmidt, istituiscono la
Fondazione Arno Schmidt, che dalla morte della vedova, avvenuta nel
1983, ha cura come erede universale dell’opera di Schmidt. – A
fare la somma delle tirature di tutti i volumi singoli, tascabili e
non, queste opere hanno superato di gran lunga il milione di libri,
senza includere le numerose traduzioni in lingue straniere. Non si
può dunque più parlare di un “personaggio segreto” o di un
autore per una piccola comunità di appassionati – Arno Schmidt
viene riconosciuto un classico della modernità. Naturalmente le
libertà sessuali di Schmidt hanno smesso, nella nostra società
pornizzata, di essere provocatorie, e la riunificazione tedesca ha
reso obsoleti molti (non tutti) suoi commenti politici. Tuttavia chi
vuole avere ragguagli sugli inizi della nostra repubblica, chi vuole
scrutare gli stati d’animo, i modi di pensare e agire dei nostri
abitanti, dai libri di Schmidt può apprendere molti dettagli che
non troverà presso gli storici. Ma contenuto e intreccio non
occuparono mai per Schmidt il primo piano della sua prosa, il suo
interesse maggiore fu costantemente rivolto alla forma e alla
lingua. E così il lettore di oggi impara a conoscere
principalmente, quando prende un libro di Schmidt, superbi
capolavori linguistici: costruzioni oculate delle strutture
narrative e accuratissime opere di precisione, scelta delle parole
per armonie vocaliche e “buffonate di consonanti”, immagini e
metafore tanto sbalorditive quanto calzanti, magistrale mescolanza
di forme espressive vecchie e nuove, alte e basse, densità
concentratissime, passatempo e istruzione, aspre freddure e poesia
della natura, e un sempre nuovo stupore per questa sconosciuta
familiarità con i vocaboli: “Sono forse stato espressamente
kostruito da Madre Natura come 1 recipiente di parole, in cui di
kontinuo si prova & skuote & kon=bina?”
Traduzione
di Domenico Pinto |