Aggiornamento del  30.01.2008


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Il Mattino, ??.05.2002

 

Ri-nasce SUD
Il battesimo alla prossima Fiera del Libro di Torino 
a cura di Vincenzo Aiello 

 

È una delle più interessanti intraprese culturali in atto. Intendiamo riferirci al ritorno in edicola di “SUD” la rivista trimestrale di cultura, arte e letteratura – direttore responsabile Eleonora Puntillo; direttore artistico Francesco Forlani – pubblicata dall’editore-libraio Raimondo Di Maio della Dante & Descartes (in versione tabloid, pp16, euro 3). Il 15 novembre del 1945 nasceva, infatti, la rivista fondata da Pasquale Prunas con firme del calibro di Raffaele La Capria, Anna Maria Ortese, Luigi Compagnone, Gianni Scognamiglio, Mario Stefanile, Giuseppe Patroni Griffi, Franco Rosi, Antonio Ghirelli e molti altri…. La pubblicazione fu poi interrotta nel 1947 ed oggi SUD rivede nuova luce, non per commemorare quell’esperienza, ma per farsi interprete di un mondo e di una città differente. Essi se ne vanno da Napoli, titolo di apertura del vecchio “SUD” diventa in questa nuova edizione Essi vanno a Napoli. Oggi chi va via non è fuggiasco o esiliato, né “fuori” né “dentro” Napoli, ma è un soggetto che si arricchisce in una vita nomade ed al contempo stanziale. La tematica dello spaesamento non riguarda solo Napoli, ma come scriveva Pasquale Prunas, “Sud non ha un significato di geografia politica, né tantomeno spirituale: il Sud ha per noi il significato d’Italia, Europa, Mondo”. La rivista dal primo numero si imporrà come un laboratorio-atelier, capace di riunire giovanissimi (gli studenti dell’istituto d’arte Palazzi che cureranno il progetto grafico) e voci autorevoli della critica letteraria come Silvio Perrella, Domenico Scarpa, Massimo Rizzante, Matteo Palumbo (per citarne alcuni). Come nei sogni di Prunas la rivista si propone attraverso le redazioni di Parigi (Atelier du Roman), Milano, New York, Atene. Una rivista letteraria, critica, “popolare”, che porta in sé l’anomalia di essere nata tra i locali della Scuola Nunziatella, non poteva che rinascere tra quelle stesse mura (attraverso la nomina a presidente onorario di Giuseppe Catenacci, responsabile dell’associazione ex allievi). Il numero zero sarà distribuito a maggio con una tiratura eccezionale (100.000 copie) in occasione del Salone del libro di Torino 2002.

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Il Mattino, 14.11.2003

 

La nuova serie

Dopo il numero zero, distribuito in maggio da «Il Mattino», alla fine di novembre uscirà il numero 1 della nuova serie di «Sud», la rivista diretta da Eleonora Puntillo e pubblicata dalle edizioni Dante&Descartes di Raimondo Di Maio. Tra le chicche della rivista, rinata grazie all’irrefrenabile entusiasmo di Francesco Forlani e resa possibile dall’appoggio di Giuseppe Catenacci e della Nunziatella, c’è l’articolo di Camilleri qui pubblicato in anteprima.

 

Io, Camilleri, e l’incubo della jettatura

Ai primi di novembre del 1947 terminai un poemetto, Tempo, al quale avevo intensamente lavorato per alcuni mesi, e lo spedii subito a Pasquale Prunas per la sua rivista «Sud». Di «Sud», misteriosamente, arrivavano in un’edicola di Agrigento (io allora vivevo a Porto Empedocle, a pochi chilometri dal capoluogo) tutti i numeri che venivano via via editi e la lettura di quelle pagine mi provocava, ogni volta, un’emozione fortissima, coinvolgente, assai difficile da descrivere.
All’epoca, avevo pubblicato due poesie sul mensile «Mercurio», fondato e diretto a Roma dalla scrittrice Alba de Cespedes, qualche racconto sui quotidiani «L’ora» di Palermo e sul romano «L’Italia socialista» che dirigeva Aldo Garosci e che aveva una bella terza pagina. In più, un altro mio poemetto, Due voci per un addio, era stato appena segnalato al Premio Libera Stampa di Lugano da una giuria che comprendeva i nomi di Carlo Bo e Giansiro Ferrata. Conservo ancora il foglietto che mi mandarono da Lugano: quei giurati avevano la vista lunga perché tra i finalisti c’erano Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto, Davide Maria Turoldo, Danilo Dolci, Maria Corti. Eravamo tutti molto giovani. Io non conoscevo personalmente nessuno, stavo a Porto Empedocle e mandavo le mie poesie come messaggi in bottiglia da un sommergibile affondato. E ogni tanto qualcuno mi rispondeva e pubblicava.
Con «Sud» la cosa però era un pochino diversa. Perché io mi sentivo perfettamente in sintonia con i poeti di «Sud» (Compagnone, Porzio, Scognamiglio, La Capria, mi pare Giglio) e con la loro idea di poesia. Dunque, senza conoscere Prunas, gli inviai il poemetto. Mi rispose a giro di posta, scrivendomi che Tempo gli era molto piaciuto, tanto da volergli dedicare addirittura la pagina centrale del numero in preparazione.
Che non vide mai la luce. Con molta cortesia, la sorella di Prunas, Renata, mi ha mandato la fotocopia del poemetto. Vedo che nella prima pagina, in alto a sinistra, ci sono delle indicazioni tipografiche per la stampa: segno che Prunas aveva veramente sperato di pubblicarlo. I miei rapporti con Prunas (che, ripeto, non ho mai conosciuto di persona) finirono lì. Apprendo ora, con una certa commozione, che l’organigramma redazionale di un ventilato nuovo «Sud» aveva compreso il mio nome, come corrispondente dalla Sicilia. Per completezza d’informazione, il poemetto venne integralmente pubblicato nel n. 6 della rivista di poesia «Momenti» (giugno 1952). Una disavventura assai simile mi capitò con «Il Politecnico» di Vittorini. Anche a lui mandai alcune mie poesie. Mi rispose che tre o quattro di esse le avrebbe pubblicate presto su «Il Politecnico» in una sorta di antologia di poeti nuovi che meditava di fare. Preso da incontenibile entusiasmo, mi recai a Milano per conoscerlo. Mi presentai in redazione alla mattina e appena seppe che arrivavo dalla Sicilia mi invitò a pranzo.
Non mi lasciò più fin verso le cinque del pomeriggio. Camminavamo per Milano, ma lui era con la testa in Sicilia e continuamente mi chiedeva di paesi e città dell’Isola e ogni tanto si perdeva dietro a un suo pensiero.
Insomma, viaggiai con lui, quel giorno per le «città del mondo». Nel lasciarci, in redazione, mi rinnovò l’intenzione di pubblicare alcune mie poesie. Poi mi chiese se avevo letto l’articolo di Alicata apparso quel giorno su «L’Unità» (o su «Rinascita»?) e alla mia risposta negativa ne prese una copia e me la diede con un sorriso che sul momento non decifrai.
Lo capii dopo aver letto l’articolo: era chiaramente il principio della fine de «Il Politecnico». E capii anche perché aveva voluto passare la giornata con me: lo aiutavo a rifugiarsi per qualche ora, in vista dell’imminente tempesta, nella mitica realtà della sua e mia terra. Naturalmente «Il Politecnico» da lì a poco chiuse e le mie poesie non vennero pubblicate.
In conclusione: avevo mandato un poemetto a «Sud» e «Sud» non ce l’aveva fatta a sopravvivere. Avevo mandato delle poesie a «Il Politecnico» e «Il Politecnico» aveva dovuto chiudere. Da buon meridionale, a volte vengo pigliato da botte di superstizione: vuoi vedere "mi chiesi" che le mie poesie portano jella? Poi, fortunatamente, la mia supposizione venne smentita da altri fatti. Ma collaboratore di «Sud», anche se il mio nome non è mai più apparso sulla rivista, lo sono diventato, come dire, ad honorem. Al solito, avevo mandato, nel 1949, delle poesie a Luigi Berti che dirigeva, a Firenze, la prestigiosa rivista di letteratura «Inventario». Berti mi rispose che ne avrebbe pubblicate due sul numero d’autunno di quello stesso anno (era un trimestrale corposo), all’interno di una "piccola antologia di poeti nuovi".
E lo fece. E con mio grande stupore e piacere vidi che i nomi degli altri quattro poeti che componevano l’antologia erano quelli di Compagnone, Scognamiglio, Porzio e La Capria col suo Cristo sepolto. Berti aveva con molta sensibilità capito l’affinità elettiva che mi legava ai poeti di «Sud» e mi aveva incluso nel gruppo.
Andrea Camilleri

 

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Il Mattino, 30.04.2004

 

Il periodico «Sud» ad Aversa inseguendo cattivi maestri

È dedicato ai cattivi maestri il secondo numero di "Sud", periodico di cultura, arte e letteratura pubblicato con cadenza trimestrale dalla Libreria "Dante&Descartes" di Napoli. La rivista, nata dalla collaborazione tra giovani napoletani e parigini, ospita firme della letteratura internazionale, come Milan Kundera, Erri De Luca, Andrea Camilleri e si avvale della direzione editoriale di Eleonora Puntillo e di quella artistica di Francesco Forlani.
[...]
Lorenzo Iuliano

 

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Il Mattino, 03.06.2004

Arte multimediale a Metz
A tre napoletani il «Norapolis»

Felice Piemontese

 

È andato a tre artisti napoletani il premio finale di «Norapolis», festival internazionale dell¹arte multimediale che si è svolto nei giorni scorsi a Metz, città francese sulla Mosella, cui le convulsioni della storia (se la sono contesa per secoli francesi e tedeschi) hanno dato un gusto cosmopolita che la connota positivamente.
Un bel risultato per il capoluogo campano, patria non certo da oggi di creativi che hanno un feeling particolare con la capitale francese, non a caso patria adottiva per alcuni di loro. Con un¹opera intitolata «Do you remember revolution?» hanno vinto infatti i tre componenti del collettivo FDC, e cioè Francesco Forlani, scrittore e performer, animatore della rivista «Sud», Sergio Trapani, pittore e illustratore, Sacha Ricci, musicista, fino a non molto tempo fa membro del gruppo 99 Posse. Tutti e tre napoletani, anche se residenti a Parigi, da molti anni Forlani e Trapani, da poco Ricci.
Alla seconda edizione, «Norapolis» si è già conquistato un posto di rilievo tra le manifestazioni dedicate all¹arte multimediale, ormai numerose qua e là per il mondo. L¹ha ideata e la dirige un altro italiano, il musicista sardo Mario Salis, che a Metz vive da venti anni, ma che ha conservato saldi legami, almeno ideali, con la terra d¹origine. Si chiamava Nora, infatti, una città sarda ricca di tesori d¹arte che nell¹ottavo secolo avanti Cristo fu inghiottita dalle acque del Mediterraneo.
Al Festival, di respiro internazionale, hanno partecipato - con opere visuali di grande suggestione, performances, installazioni multimediali e varie diavolerie tecnologiche - artisti famosi come il cinese Du Zhenjun, Pierre Bastien, Jacques Donguy, Christian Globenski. Ancor più rilevante dunque il successo dei tre artisti napoletani, che hanno presentato a Metz, in prima assoluta, la loro «operetta».
Un lavoro nel quale il destino di due rivoluzionari come Carlo Pisacane ed Ernesto Che Guevara - con impressionanti punti di contatto, a cominciare dal fatto che entrambi sono morti, alla stessa età, per mano delle popolazioni che intendevano liberare - dà origine a una serie di interrogativi tutti di straordinaria attualità.
Ha un senso parlare ancora di rivoluzione? e di arte, di fronte alle nuove tecnologie e nel mondo globalizzato dello Spettacolo universale? I testi di Forlani - un efficacissimo impasto di italiano, di francese e di dialetto -, gli interventi video-pittorici di Trapani, le musiche di Ricci - con l¹intervento delle percussioni di Miguel Arcos e del sax di Raul Colossimo - danno luogo a un¹opera di originale concezione e soprattutto di grande efficacia, al punto da superare facilmente anche la barriera linguistica (chi sa se a Metz avevano mai sentito un testo in napoletano).
Un¹ultima annotazione: c¹è solo da sperare adesso che l¹«operetta» possa essere vista e sentita anche in Italia. 

 

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Il Mattino, 21.01.2008

 

SUDate carte. 

La rivista di Prunas ha scelto Caserta

 

 

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L'Unità, 2005

Nuove culture, tra riviste e ’clubbing’

di Lello Voce

La questione è di quelle nodali: risolvendola molte tessere andrebbero al loro posto, l’orizzonte potrebbe forse delinearsi più chiaro al nostro sguardo. Esistono davvero delle nuove culture alternative e, se sì, quali sono le loro caratteristiche, i luoghi del loro esplicarsi e diffondersi, i media maggiormente coinvolti nella loro comunicazione? A guardarsi intorno si rischia, però, di restare disorientati e non solo per la quantità di esperienze eterogenee che si incontrano, ma anche per l’estrema varietà di luoghi e stili coinvolti.
L’idea è stata allora quella di mettere a confronto due vicende apparentemente lontanissime, quella di un music club d’avanguardia come il Maffia di Reggio Emilia, da anni cuore pulsante di molto di quello che in Italia accade a livello di sperimentazioni musicali e clubbing, porta attraverso la quale arriva da noi molto del meglio delle produzioni internazionali, e una giovane rivista di cultura e letteratura, Sud, che nasce a Napoli grazie al coraggio del piccolo editore Dante&Descartes, quasi con prepotenza, proprio in un momento nel quale sembrerebbe che spazio per esperienze del genere non ve ne sia più e che comunque esse non potrebbero essere il luogo del nuovo. Sud dimostra l’esatto contrario e riesce, quasi con nonchalance, a riunire, intorno a un manipolo di giovani redattori a cavallo tra Napoli e Parigi, nomi importanti (Kundera, Altan, Camilleri, Ghirelli) e intellettuali emergenti, facendo risorgere - quasi per miracolo - il dialogo nel cuore arido dell’editoria letteraria italiana. Mettere insieme il direttore di Sud, Francesco Forlani, e uno dei fondatori del Maffia, Federico Amico, significa, insomma, farsi mallevadori dell’incontro tra il dinosauro e il digitale, tra l’Emilia agiata, ex-comunista, e la Napoli ex-monarchica e profondamente povera. Proprio per questo, però, incrociare i loro sguardi e le loro letture del mondo può essere prezioso nel disegnare la carta delle terre e dei mari delle nuove culture alternative, cancellando, almeno in parte, l’hic sunt leones…
A partire dal cuore del problema: credete che sia possibile, oggi, parlare di nuove culture alternative e, se sì, quali sono le loro caratteristiche? «Penso, piuttosto, sia più corretto parlare di molte culture differenziate - sostiene Federico Amico - tra queste quella che maggiormente ci affascina è quella legata a un immaginario elettronico metropolitano, capace di tenere assieme molti aspetti che vanno dalla multicultura, alla produzione tecnologica, alla facoltà di accesso a sistemi espressivi fino a ieri non così disponibili ai più. Più che di culture alternative è il caso di parlare di culture aperte alle urgenze di chi vuole animare culturalmente la propria comunità.» Anche per Forlani è decisiva la questione dell’accesso e la diffusione reticolare, rizomatica di queste nuove esperienze: « Qualche anno fa su Nova magazine uscì un numero speciale sull’underground. Nell’intervista che mi fecero parlai dell’open source. Underground è questa idea di un patrimonio comune a cui tutti possono attingere, e che si arricchisce degli interventi di ciascuno. Come per Linux, di Torwald. Quelle sono partite che si possono vincere, a tavolino. Sono i caffè letterari di quartiere, i gruppi che spaziano da territorio a mondo. Altro che i festival di letteratura! Movimenti vitalistici e spontanei, come lo slam alle origini. Oralità. Il problema oggi è che non esiste, non è visibile, il nemico, un sistema che sia estetico, o ideologico, rispetto a cui essere alternativi. Perché si è sempre alternativi a qualcosa. Anch’io vorrei far parte degli alter-mondialisti , quelli che dicono "un altro mondo è possibile". Il punto è che magari esistesse un mondo! Il mio slogan sarebbe "un mondo è possibile", anzi direi di più, necessario».
Quanto può essere importante in un quadro del genere, il problema del rifiuto del copyright, o comunque di una sua differente modulazione? « I dibattiti su copyleft, common creatives, etc., ci affascinano molto - sottolinea Amico - crediamo che quella effettivamente sia la direzione in cui si debba procedere. Amo il motto dei bolognesi Wu Ming: "Omnia sunt communia", da applicarsi certamente sul piano letterario, ma soprattutto, attingendo a mille e più campionature, alla musica elettronica. E’ evidente che nel tentativo di costruire anche una possibile comunità, il favorire la libera circolazione dei prodotti intellettuali è un punto centrale». « Bisogna incoraggiare la circolazione delle idee - rilancia Forlani da Parigi, dove vive - pubblicare pezzi da rivista a rivista, creare ponti». Ma la situazione in Francia, gli chiedo allora, com’è? Procediamo appaiati, o siamo piuttosto dispersi lungo cammini differenti? Insomma: esiste una ’globalizzazione’ delle nuove culture alternative, o sono piuttosto una costellazione di soggettività ed utopie, differenziate anche geograficamente? « In Italia c’è una coscienza maggiore delle cose, un’intellettualità diffusa, direbbe Negri, impressionante. Ma nello stesso tempo si lavora in nicchie. Lo chiamo nicchilismo, così, con due c. Pensa ad un sito come Carmilla. Geniale! In Francia te lo sogni. Solo che in Italia resta per gli addetti ai lavori. Sono energie da prima serata, come lo fu la Rai di Guglielmi. Ma Parigi (sospiro!). E anche Londra. Sono città che presentano delle opportunità straordinarie, incontri inattesi che possono cambiarti anche la vita. C’è meno "prise de tête", più ascolto ed un’offerta culturale autentica. Perfino le cose italiane che vengono qui sono più interessanti. Penso a un film come "Respiro" o a certi musicisti come Raoul Colosimo e Sacha Riccio. Per non parlare della pittura o delle arti multimediali.»
E voi, che dal Maffia guardate a ciò che avviene nel mondo dell’elettronica, c’è qualcosa di davvero nuovo nelle sperimentazioni che si producono, o siamo piuttosto in un momento di passaggio, se non di stanca? « Non ci sembra che il nuovo sia alla porta, negli anni passati c’è stata una specie di sbornia della novità. Crediamo invece che, grazie alle strumentazioni tecnologiche oggi diventate di uso davvero quotidiano, e non più magico o sciamanico, si stia approfondendo la ricerca delle modalità espressive. Dopo esser stati entusiasti del giochino nuovo, stiamo finalmente vedendo nella loro interezza le infinite possibilità che abbiamo davanti, senza però farci macchinolatri». La strada, mi sembra di capire, passa comunque dal cross-over tra varie discipline, arti e culture diverse… «Certamente. Credo che oggi i segnali culturali siano trasmessi contemporaneamente su più piani, agire in quell’ambito, ovvero mettendo assieme molte lingue e molte espressioni, è un ottimo modo di rappresentare il mondo in cui viviamo. Una specie di stereoscopia sensoriale attraverso cui portare in emersione sia la cacofonia che il senso.»
Vorrei tornare alla vostra specifica esperienza di produttori di cultura, e chiedere a Forlani: fondare una rivista di cultura oggi può sembrare una scommessa azzardata, sia perché il nostro non sembra più un tempo di dibattito culturale, sia perché si tratta di un prodotto cartaceo, in un’era digitale. Qual è il senso del progetto Sud, quali i suoi obiettivi, come è riuscito a sedimentare attorno a sé tanti prestigiosi collaboratori ? « Della metafora della scommessa manterrei quella sua dimensione del gioco. Le scommesse si vincono o si perdono, al gioco no, si gioca e basta. In fondo Sud, rivista che ho avuto l’onore e la fortuna di immaginare, e cioè di riprendere dalla sua storia originaria voluta e realizzata da Pasquale Prunas nel dopoguerra, è il nome, ma soprattutto il progetto, attorno al quale una serie di gruppi, autori, tendenze più o meno sperimentali, si raccoglie ora. Ieri quel progetto si chiamava Paso Doble, Atelier du Roman, a Parigi, Baldus e Akusma in Italia. Le riviste si fanno a carte scoperte. Il mio sogno è che sorga in quel di Milano un nuovo Politecnico, sulla falsa riga della grande rivista di Vittorini. Bisogna misurarsi con quella generazione. In Sud ci sono persone come Milan Kundera, Antonio Ghirelli, o lo stesso Camilleri che vengono da lì. Che a questi si possano accompagnare un giovane filosofo come Mario Bernardi, o Francesca Spinelli, traduttrice, che hanno poco più che vent’anni, mi sembra importante. Sperimentare è anche questo: mettere le carte sul tavolo.» Sud nasce a Napoli, è Napoli. Quanto di nuovo e resistente cresce e si muove in una città in Guerra Camorristica Permanente? « Su questo numero abbiamo pubblicato un pezzo di Roberto Saviano sugli stipendi degli affiliati alla camorra, che è un vero capolavoro. Non ci sono mediazioni possibili. Quelli sono assassini e basta. E le signore con le panze che difendono gli assassini mi fanno schifo. Preferisco quell’altra immagine di popolo offerta dalle mamme coraggio. Eroine contro l’eroina, vestite a lutto e forti come le mamme cilene o argentine dei desaparecidos. Certi aspetti del popolo del sud sono odiosi, almeno quanto quelli della borghesia che a Napoli dorme, e male. Una bella risposta letteraria è in questa corrente che rappresentano autori come Franchini o Montesano. Il nostro caporedattore Giampaolo Graziano è di Aversa . Secondo me le cose più interessanti a Napoli nascono in provincia. Dove l’emergenza è nel territorio, ne fa parte».
Anche il Maffia è un posto dove si mettono molte carte scoperte sul tavolo: è un club, non una discoteca e tra disco e club c’è una distanza oceanica, quella che separa la disgregazione dalla ri-aggregazione sociale. Quanto è possibile oggi conciliare intrattenimento e sperimentazione artistica e culturale? « Come si diceva all’inizio, crediamo che l’azione culturale debba tenere conto delle urgenze poste dalla comunità in cui si svolge. Il club, in questo senso, ci è da sempre sembrato un’ottima risposta perché queste urgenze potessero trovare spazio, anche in senso democratico. Anche nel terzo numero di Clubspotting, la pubblicazione che dedichiamo periodicamente all’approfondimento di queste tematiche e che sta per essere editato, l’idea è di sottolineare come dal club si siano effettivamente messe in atto pratiche di creazione culturale che travalicano i confini fisici del luogo stesso, soprattutto grazie alla volontà di mettersi in gioco collettivamente attraverso l’interazione di differenti strumenti, ognuno dei quali richiede competenze specifiche. Il principio continua a essere quello dell’ibrido, del contaminato, lontano dal compartimento stagno della stretta disciplina, intersecantesi con l’altro da sé, nella convinzione che quella sia tra le migliori modalità di rappresentare il contemporaneo. L’aspetto musicale continua ad essere il motore principale attorno al quale far confluire attenzione, ma questo, oltre ad essere un pretesto molte volte, insiste su differenti esperienze che non hanno chiaramente la medesima storia. Non si tratta quindi di far convivere semplicemente i vari differenti aspetti, ma richiamare alla contaminazione, all’ibridazione tutti i partecipanti, attori o pubblico che siano, e conseguentemente ricostituire attorno a degli oggetti passionali (musica, arte, fotografia, testo) un nuova comunità, una nuova aggregazione fuori dal proprio appartamento, dalla propria casetta, lontano dal piccolo schermo, dialogante e propositiva.»

 

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Quintetto di Louis Sclavis parteciperà a numerosi appuntamenti e festival: da Reggio Emilia a Napoli. 

 

Il Quintetto di Louis Sclavis parteciperà, con il progetto Napoli's Walls (ECM 1857), al Festival REC di Reggio Emilia il 28 ottobre, presso Teatro Ariosto alle ore 21. Dopo la calorosa accoglienza al Festival Una striscia di terra feconda a Roma e a quello di Clusone negli scorsi mesi, la malinconica follia che contraddistingue questa esperienza verrà sprigionata in scena ancora una volta e in un'occasione di assoluto prestigio. Il Quintetto formato da Louis Sclavis, Mederic Collignon, Hasse Poulsen,Vincent Courtois sarà protagonista anche della presentazione ufficiale del disco ECM la sera dell'11 dicembre, a Napoli, alla Salle Dumas dell'Istituto Culturale Francese in Via Francesco Crispi, 86. L’evento avverrà anche grazie alla collaborazione di ECM Records e di Ducale snc, distributrice esclusiva del marchio in Italia. La particolarità di questo incontro è costituita dalla presenza di Ernest Pignon Ernest, dell'artista sul cui lavoro prende origine l'operazione musicale, come testimoniato dalle diverse fotografie pubblicate nel libretto accluso al disco. Nel contempo saranno esposti gli affreschi fotografici originali di Alan Volut, vere e proprie rivisitazioni delle pitture di Ernest Pignon Ernest sui muri di Napoli. E’ inoltre curioso ed utile passare in rassegna le dediche che compaiono in relazione ai 10 brani del disco: Ernest Pignon Ernest, bambini, Gesualdo, Erri de Luca, Daniel Mermet, Antonietta, Enzo Tedesco, Vesuvio.
Dice Sclavis a proposito di quest’opera spiega che “Il lavoro di Ernest Pignon Ernest a Napoli è come un libretto d’opera. Ci si trova l’emozione, il dramma, le dinamiche necessarie per la musica. Lasciandomi trascinare dalle sue immagini e ascoltando il respiro dei muri, ho voluto parlare di Napoli senza realismo né folklore, ma come di una città fittizia. Giochiamo attraverso passato e presente assai mescolati e stratificati, con rumori, parole, esclamazioni. Giochiamo tra mare e vulcano, entrambi invisibili, entrambi li respiriamo”.
Il 12 dicembre, infine, presso l'istituto francese di Napoli, le Grenoble, verrà presentato il numero uno della rivista letteraria Sud pubblicata dalle edizioni Dante e Descartes. Il numero, dedicato al tema del risentimento,"fuoco amico" suggerito da Antonio Ghirelli e in uscita a fine ottobre, ha visto la partecipazione di intellettuali, scrittori, spesso sospesi tra più terre, identità, linguaggi creando l'occasione di un vero incontro. Ci saranno tra gli altri lo scrittore algerino Yasmina Khadra, François Taillandier, Beatrice Commengé, Louise Bourgeois, Petr Kral, Lakis Proguidis, il collettivo bolognese Wu-ming, gli inediti di Cornelius Castoriadis e Jan Patoçka, gli italiani Erri de Luca e Andrea Camilleri, Paolo Trama, Raimondo di Maio i critici Silvio Perrella e Massimo Rizzante, Nora Puntillo e Felice Piemontese senza dimenticare le pagine curate da Peppino Catenacci e dedicate alla Scuola Militare Nunziatella, da dove, si ricorderà, la prima edizione di Sud aveva preso le mosse La serata del dodici dicembre articolata intorno ad azioni poetiche, lectures et performances, vedrà la partecipazione di Biagio Cepollaro, Mariano Baino, Giuliano mesa, Francesco Forlani, Michele Sovente, e sarà accompagnata in un'occasione veramente speciale dai musicisti Louis Sclavis (clarinetto) e Franck Lasalle (fisarmonica).

 

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 Air France Magazine, 29.01.2007 

 

Promenade dans Naples

Naples, un retour

Philippe di Folco

 

 « DES CLICHES, rien que des clichés ! » s’écrit de sa voix haut perchée Rosa Jervolino, élue maire de Naples en mai 2000, plutôt centre gauche. « Une ville poubelle, ville chaos, ville violente : tout ça c’est fini ! ». Cette ville véhicule trop de lieux communs : « Pas de disneylandisation de la cité antique prévue à l’horizon » rassure Bruno, professeur d’histoire de la ville, la cinquantaine, catogan et lunettes noires et qui nous guide dans cette « nouvelle Naples » mais « pas de chantiers, de bruits et de balais de grues non plus ». A l’aube du XXIe siècle, une femme, fait unique en Italie du sud, a donc pris les commandes. Le programme urbanistique semble démesuré tant la tâche est grande : une première ligne de métro, des espaces verts, la circulation fluidifiée, le port qui arrivait au cœur de la ville mué en passagietta prolongeant la via Caracciolo à la manière de Rio, enfin un centre universitaire gigantesque et une cité des sciences… Sept ans de travaux à venir : la voix sucrée de la Mamma Jervolino a séduit tous les cœurs des napolitains fiers de leur ville : « Je compte bien profiter de ce capital sympathie pour effacer les erreurs environnementales de mes prédécesseurs ». La construction des tours du Centro Directionale, façon La Défense, que l’on aperçoit des hauteurs de Capodimonte, est gelée, le complexe pétro-chimique de la partie orientale de la baie qui enveloppe la base du Vésuve d’une écharpe jaune, va migrer. Les experts américains en sismologie prévoient une explosion de celui-ci vers 2020 ? « Et alors ? », répond, rassurante, la jolie Anna, avocate de trente ans, représentante de cette nouvelle génération de napolitaines, libres et entreprenantes : « Les napolitains font deux chosent le matin en ce levant et ce depuis des millénaires : ouvrir la fenêtre pour saluer le volcan en vérifiant qu’il ne fume pas et puis ils vont se laver les mains. Car si l’eau coule, c’est que la vie peut continuer… »

 

L’eau possède un caractère sacré à Naples plus qu’ailleurs : autrefois elle était stockée dans un immense réseau de citernes souterraines creusé par les grecs dans le tuffe qui servit à construire la ville puis jalousement entretenu par une lignée de puisatiers érotomanes « qui allaient engrosser les nonnes en les coinçant dans la cave de leur couvent ». Ainsi parle Enzo, le jeune docteur en spéléologie, un brin farceur, qui a pris à la tête d’une association privée « Napoli Sotteranea », le relais d’une tutelle débordée. Armé d’une bougie, il nous ouvre ses cavernes-cathédrales où glougloute l’eau dans des aqueducs façon cinecitta et qui s’enfoncent à quarante mètres sous le Centro Antico près des escaliers de Pizzofalcone, des cavités devenues décharge publique. « Les autorités municipales voulurent s’en servir comme parc d’attraction avec petits bateaux ! » s’exclame Enzo indigné. ''

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Naples accouche depuis quelques années d’un tissu de communautés soucieuses de « maintenir la tradition dans la modernité ». On retrouve ce même soucis quand on discute avec « Pepe » Magdaloni président de l’association des boulangers de tradition. Ici cuit à la façon de nos ancêtres le pain « caffone » (le pain paysan) dans des fours ultra modernes alimentés aux écorces de fruits secs par un « canon projecteur ». L’économie de la saveur semble en jeu, face à ces résistants du goût, de la lenteur (dix heures pour que lève la pâte !) : « La législation européenne doit délivrer sous peu le certificat AOC qui permettrait à notre profession d’échapper à la panification industrielle standardisée et maintenir des coûts abordables » commente Luigi Marfella, qui possède des fournils sur la colline Chiaiano. Ici, le dimanche, toutes les familles de Naples font la queue pour de chauds émois : tarallo, rustica, cazadirlo et mozzarella filée gorgée de lait abondent, le bien mangé constituant un sacerdoce après une histoire locale parsemée de disette et de privations.

 

Quand le soir tombe sur la Naples nouvelle, rien ne bouge avant le jeudi soir. Dans la Caffetiera de la piazza dei Martiri, Paolo, le capo des cocktails qui opère dès 19h lance en un français parfait : « Alors il faut que vous le sachiez, je fait les meilleurs negroni de la planète ! ». Vincenzo, un jeune artisan qui habite le vieux quartier espagnol au delà de la via Toledo, le confirme et invite à regarder la comédie unique qui se joue ici tous les soirs, mêlant riches et pauvres, fourrures et bleus des dockers, étudiants en philosophie et filles des banquiers de la via Chiaia, le Faubourg Saint-Honoré napolitain qui dès la tombée du jour révèle clubs et restaurants ultra branchés. « Naples est une ville où il existe encore des classes sociales, où la classe populaire vit encore dans le centre historique, chose inouïe à Milan ou même à Paris » commente Vincenzo avant de rejoindre son atelier où il fabrique des objets en cuir pour Prada…

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Lorsque la nuit tombe sur piazza Dante, le McDo se fait discret : de son socle immaculé, l’auteur de la Divine Comédie surveille l’entrée du nouveau métro signée Gae Aulenti, le Starck italien. Derrière, à l’intérieur de la colonnade qui ceinture la piazza se cache le secret bed & breakfast Portalba 33, tenu par deux jeunes femmes typiques de cette « movida » napolitaine : inventives et dynamiques, Francesca et Gabriella ont transformé cet ancien repère de sorcière en quatre chambres mêlant de façon incongrue pop art, néo 70’s et baroque ethnique-indien. On y trouve même une grande baignoire à même le lit. « Autrefois on avait pas l’eau courante à Naples, maintenant on en profite, on en met partout… », taquine Francesca avant de boire son douzième caffé de la journée. C’est qu’il en faut de l’énergie pour vivre ici tant les voitures foncent à belle allure dans des rues étroitissimes. « L’œil du napolitain est plus aiguisé qu’une lame de couteau » nous dit Bruno, propos qui semble faire écho à ceux de l’écrivain Erri de Luca, maintenant installé à Rome :  « En italien il existe deux mots, sommeil et songe, là où le napolitain n’en a qu’un seul, « suonno ». Pour nous, c’est la même chose. » Autant de caffé pour sortir d’une torpeur, mais laquelle ? « Ici, il arrive des choses qui font passer celui qui les raconte pour un idiot, et pourtant elles arrivent vraiment. Cette ville est tout un secret. » dit De Luca. Encore un secret absent de tous les guides, un portiere me montre au n° 66 de la via Monte di Dio, un jardin tropical créé dans la cour du palazzo Caraffa di Noia qui abrite tout au fond une villa, construite par l’aristocrate autrichien  Werner : à gauche, un belvédère, un parapet. Une jetée. Au delà, le golfe, tous les quartiers mêlés desquels montent les parfums et la musique d’une Naples qui semble réconciliée avec elle-même. Le temps semble s’arrêter dans ce quartier miraculeusement préservé, autour la piazza Santa Maria dei Angeli a Pizzofalcone : en descendant la via Monte di Dio ce ne sont que commerces de bouches, anciens ateliers, vendeurs de photographies d’époques et restaurants d’habitués. Cette colline merveilleuse est dominée par l’école militaire la plus ancienne du monde, la Nunziatella dont la devise est « Préparer la vie et les armes » où l’on peut encore croiser les cadets en tenue d’apparat, de drap noir et fileté de rouge avec boutons d’or. Le sous-commandant Visconti n’en revient pas, lui qui « reçoit en moyenne dix mille demandes d’inscriptions pour trois mille places ». Ici en 1947, le fils du commandant, Pascuale Prunas a fondé la revue Sud avec Rafaele La Capria, Anna Maria Ortese, Francesco Rosi et Patroni Griffi et qui renaît 50 ans après grâce à Felice Piemontese, Nora Puntilo, Francesco Forlani et l’association des anciens élèves.

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Mais les autres jeunes napolitains, que deviennent-ils ? Choisissent-ils de partir sur les chemins de l’émigration comme tant de leurs ancêtres ? de continuer à vivre de l’artisanat ? Trois réponses illustrent un devenir possible d’une jeunesse plus vibrante ici qu’ailleurs. D’abord les Campi flegrei, une sorte d’anti Pompeï autrefois loué par Goethe, Stendhal, Lamartine : ici un ancien cratère d’où perce encore des fumeroles souffrées, là une gare fin XIXe, des cafés rétro, des thermes antiques rénovés, les Champs Phlégréens appellent aujourd’hui ce rééquilibrage du grand Naples antique et muséal vers le nord. Les jeunes Napolitains choisissent d’aller là le week-end et pas ailleurs. Les Deejays du monde entier arrivent ici en masse dans les nombreuses discothèques de Puzzuoli toute proche. «Parce qu’on y respire, la place y est pas chère » commente Giuseppe, 24 ans, membre de Men at Work, association locale de Deejay mondialement connue. ''

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Au large, une autre échappée possible, l’île de Procida, mystérieusement préservée, loin des flots de visiteurs qui auront préféré Ischia. Voici un petit paradis long de 4 km à explorer à pieds, où se réfugia Elsa Morante, celui de Domenico, 30 ans, un jeune îlien décidé à rester : « Je m’occupe des locations de villas et d’appartements dans l’île, les demandes commencent à affluer, des écrivains, des chercheurs : calme et confort garantis au milieu des pécheurs, tout ça sans frime. » ''

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Autre image d’un devenir, le parc de Bagnoli et la Cité des Sciences : Anne-Marie, française installée ici depuis dix ans, forte de son expérience acquise à La Villette, nous ouvre les portes de la toute nouvelle cité située au delà du Posillipe, où elle s’occupe de développement. Ici, dans les années 1950-70, aux pieds des tombeaux de Virgile et de Leopardi, s’érigeait l’un des plus gros complexes sidérurgiques polluants d’Europe. « Après la crise des années 80, le chômage en masse, Bagnoli, revit grâce au programme de reconversion de son patrimoine industrielle » explique Anne-Marie. Elle nous ouvre aussi les locaux de la pépinière d’entreprises high-tech et du centre de congrès international. « Ici, la troupe de Peter Brook joua récemment » ajoute fièrement Barbara, co-directrice de la Cité, aux faux airs de Valeria Bruni-Tedeschi. Et autour ?  Barbara nous charge de le demander à Rosa Jervolino. « Bientôt un espace dédié aux sports nautiques et des hôtels touristiques seront construits au milieu d’un vaste parc vert » affirme la mairesse.  Il semble certain en tous cas, que Naples veuillent à tous prix effacer ces fameux clichés qui encombrent encore la mémoire de certains de ces thuriféraires, à coup d’oxygène et d’espaces verts, ce qui au sein de l’Europe nouvelle, rassure.

 

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Indice rassegna

Ri-nasce SUD

La nuova serie / Io Camilleri

Il periodico «Sud» ad Aversa

Arte multimediale a Metz

SUDate carte. 
La rivista di Prunas ha scelto Caserta

Nuove culture, tra riviste e ’clubbing’

Quintetto di Louis Sclavis parteciperà...

Promenade dans Naples

Articoli sul web


 

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