Aggiornamento del  13.09.2007


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Le collaborazioni di "nunziatellini" al giornale sono tutte di Mario Stefanile e di Raffaello Franchini. Mario Stefanile, allievo del corso 1925-28, e già all’epoca vivace e versatile esponente del mondo culturale napoletano è presente in tutti i primi cinque numeri con suoi scritti: nel numero 1 con due articoli: Lezione di una guerra e l’Ultimo Montale firmato con lo pseudonimo di Didimo Chierico; nel numero 2, uscito il successivo 1° dicembre, con altri due articoli: uno di letteratura sul tema Poesia e verità in Emilio Zola e l’altro dal titolo Un libro di Mallarmè nella rubrica Corriere delle Lettere. Nello stesso numero troviamo poi una sua nota di commento al Cristo sepolto di Raffaele la Capria.

Ancora due contributi nel numero 3-4, uscito col sottotitolo Giornale di letteratura (anno I, 3/4, 15 gennaio 1946): il primo Vidi le Muse è riportato nella rubrica Corriere delle lettere ed è firmato Didimo Chierico, l’altro Valzer nero nella pagina accanto. Quest’ultimo tema sarà poi sviluppato da Mario Stefanile in un volume di poesie edito a Napoli da Semestene Editore.

Nel numero 5-6, che reca il sottotitolo "Giornale di cultura" (anni I, 5/6, 15 marzo 1946), troviamo due articoli: uno sulla poesia di Salvatore di Giacomo, che impegna ben tre pagine, è considerato ancora oggi uno dei più profondi contributi alla affermazione del genio poetico di Di Giacomo e l’altro, scritto per la rubrica Corriere delle lettere tratta dell’opera di Jacques Aivere.

Con il numero 7, (anno I, 7, 20 giugno 1946) cessa, infine la collaborazione di Stefanile a "Sud". I motivi della "rottura" con gli amici di Sud sono tutti in una lettera che Stefanile indirizza, il 16 febbraio 1946, a Prunas mettendolo di fronte "ad un doloroso autaut:" o io o Gianni Scognamiglio:

 

Caro Pasqualino,

scusami se non sono venuto. Ti mando l’articolo: è di prima pagina. Se tu dovessi pubblicare qualcosa - versi o prose, in prima o ultima pagina - di Gianni Scognamiglio, ti prego di non pubblicare di mio nemmeno un rigo. Ho qualcosa di effettivo da difendere - io - contro tutte le improvvisazioni degli isterici dilettanti.

Troppo brutalmente tronco? Ma era tempo, fra tante smaccate vanità portate intorno come annunciazioni messianiche. E non ti dispiaccia il tono acre delle mie parole: la tua giovinezza è troppo inesperta per navigare tranquilla fra subdoli scogli. A proposito di litérature d’abord sono certo che alcuni ‘amici’ lo troveranno inattuale. E tu fa come vuoi: tanto, bastava scriverlo; e il giudizio ‘progressista’ quanto può riguardarmi? Ci vediamo uno di questi giorni. Ma, insisto, se pubblichi Scognamiglio porta via tutto il mio: e senza scherzi, parlo proprio a denti stretti. In "Sud" non c’é posto per me e per un cialtrone di quel calibro.

Ti abbraccio Mario.

 

Con lo stesso numero 7 inizia poi la collaborazione a "Sud" di Raffaello Franchini, che alcuni anni dopo divenne professore di Storia e Filosofia alla Nunziatella.

Cultura, come? è il titolo del primo articolo di Franchini ospitato in seconda pagina. Lo scritto si svolge sotto forma di lettera diretta a Luigi Compagnone ed esprime l’imbarazzo ad individuare le nuove frontiere della cultura dopo "il vuoto che l’irrazionalismo ufficiale e non ufficiale degli anni decorsi ha scavato nelle coscienze":

Nel numero successivo (anno II, 1° gennaio 1947) troviamo la prima parte di un nuovo articolo di Franchini "Esame di coscienza di un laico". In esso Franchini, dopo aver definito il laicismo come una "concezione della vita come libertà" descrive, sotto forma di confessione, la "scomodità" di essere laici.

La "confessione" si conclude nell’ultimo numero di Sud (anno II, 2/6, lugliosettembre 1947) sul quale troviamo alle pagine 20 e 21 anche La storia del Reame di Napoli di Pietro Colletta nella riduzione e sceneggiatura di Ugo Bosco (pseudonimo di Gianni Scognamiglio) e disegni di Guido Tatafiore. Il Capo primo della Storia - che inizia con l’anno 1699 e attraverso 18 vignette commentate giunge fino all’inizio della dominazione Borbonica - mette in luce i continui intrighi della corte pontificia per condizionare le vicende del Regno di Napoli.

Con questo numero ha termine la bella "avventura" di Sud e chiude la redazione di Via Generale Parisi, 16. Di lì a poco il Colonnello Oliviero Prunas lascia il comando della Nunziatella, trasferendosi nella vicina via Nicotera dove la sua casa continuò ad essere luogo di incontro della intellighentia napoletana post-bellica.

"E non mi è difficile" - come mirabilmente ci descrive Anna Maria Ortese nel suo scritto "Le giacchette grigie della Nunziatella" in appendice alla riedizione 1994, curata da Adelphi Editore, del "Il mare non bagna Napoli" e che pubblichiamo in prosieguo - "immaginare che anche Pasquale Prunas alla fine decidesse di lasciare i cortili vuoti e muti della sua Nunziatella e di scendere, senza tristezza, verso la città".

 

Giuseppe Catenacci


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