Aggiornamento del  02.10.2008


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  Il nuovo corso di sud

 

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Un amico poeta, Eugenio Tescione, scrive nel suo "Architettura della mente": «si dice che la prima lettera, il primo segno scritto, sia stato l’asterisco, la rappresentazione grafica di una stella (aster) che esplode».

Quando Marco de Luca portò l’impaginato del numero 4-5 di Sud, sul bellissimo disegno di Pajak che ritraeva Nietzsche che vola – ma la sua è un’ascesa o una caduta? Mi chiedo tuttora –, all’altezza di Montedidio appose un asterisco.

Perché a Montedidio è nato Sud nel ’45 – alla Nunziatella, direbbe Peppino Catenacci, ex allievo. A distanza di mezzo secolo abbiamo ripreso la storica pubblicazione grazie a Renata Prunas sorella di Pasquale, geniale direttore e fondatore della testata, Raimondo di Majo, della casa editrice Dante e Descartes, la giornalista Nora Puntillo e i ragazzi di Montedidio, ovvero scrittori di ogni provenienza, italiana e internazionale pronti ad accogliere l’appello. Ragazzi come Antonio Ghirelli o Laura Lecce, Martina Mazzacurati e Paolo Trama, il sergente di ferro Giampaolo Graziano, Lakis Proguidis, Massimo Rizzante o Biagio Cepollaro, i poeti Andrea Inglese e Marco Giovenale. Un elenco infinito di persone che vivono a Trento, Parigi, Bari, Roma, Torino, Milano, che collaborano con noi, come anche le riviste, Atelier du roman di Parigi, News from the republic of letters di Boston, la Camera verde di Roma, o come i blog, e siti, nazione indiana e cythere critique.

Raimondo della Dante e Descartes passa il testimone a Marcello e Rosa, della casa editrice Lavieri, per questo nuovo ciclo. A parte gli autori, i traduttori, gli artisti che rendono questo nostro sogno possibile, vorrei ringraziare coloro che spero pensano sia ancora un sogno, la rivista Sud, da sostenere e sognare insieme: i lettori e gli abbonati. Perché la stella (Aster) di Montedidio possa far brillare le nostre penne. Il numero in uscita a giugno si intitola "Avanguardie".

Francesco Forlani

Nulla di catastrofico

Con quel titolo, geografico sinonimo delle più varie problematicità meridionali, «Sud» non è sfuggito al destino del nome: nulla di catastrofico, ma troppo spesso s’è fatto attendere più del dovuto dai lettori, riuscendo però ogni volta a farsi perdonare grazie alla qualità e quantità di contenuti.

Con quel titolo, ostinata rivendicazione d’identità geoletteraria, ereditato da un remoto futuro che continua a esserci caro e a convivere nei sensi e nei desideri di modernità (accettabili in quanto radicate nella nostra storia), siamo desiderosi di riprendere un cammino che prevediamo adesso possibile senza rallentamenti né appuntamenti mancati.

Con quel titolo noi di «Sud» intendiamo riprendere la strada, riproponendo anche alla lettura i numeri della rivista che forse, nostro malgrado, non hanno raggiunto coloro che la attendevano, e vogliamo che l’avventura non sia soltanto per noi fascinosa: in ciascuno dei prossimi numeri solleciteremo nei lettori un contributo critico anche severo. Il dialogo sarà per noi il maggior successo.

 

Eleonora Puntillo

 

 

 

 

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