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Un
amico poeta, Eugenio Tescione, scrive nel suo
"Architettura della mente": «si dice che la prima
lettera, il primo segno scritto, sia stato l’asterisco, la
rappresentazione grafica di una stella (aster) che esplode».
Quando
Marco de Luca portò l’impaginato del numero 4-5 di Sud, sul
bellissimo disegno di Pajak che ritraeva Nietzsche che vola
– ma la sua è un’ascesa o una caduta? Mi chiedo tuttora
–, all’altezza di Montedidio appose un asterisco.
Perché
a Montedidio è nato Sud nel ’45 – alla Nunziatella,
direbbe Peppino Catenacci, ex allievo. A distanza di mezzo
secolo abbiamo ripreso la storica pubblicazione grazie a
Renata Prunas sorella di Pasquale, geniale direttore e
fondatore della testata, Raimondo di Majo, della casa editrice
Dante e Descartes, la giornalista Nora Puntillo e i ragazzi di
Montedidio, ovvero scrittori di ogni provenienza, italiana e
internazionale pronti ad accogliere l’appello. Ragazzi come
Antonio Ghirelli o Laura Lecce, Martina Mazzacurati e Paolo
Trama, il sergente di ferro Giampaolo Graziano, Lakis
Proguidis, Massimo Rizzante o Biagio Cepollaro, i poeti Andrea
Inglese e Marco Giovenale. Un elenco infinito di persone che
vivono a Trento, Parigi, Bari, Roma, Torino, Milano, che
collaborano con noi, come anche le riviste, Atelier du roman
di Parigi, News from the republic of letters di Boston, la
Camera verde di Roma, o come i blog, e siti, nazione indiana e
cythere critique.
Raimondo
della Dante e Descartes passa il testimone a Marcello e Rosa,
della casa editrice Lavieri, per questo nuovo ciclo. A parte
gli autori, i traduttori, gli artisti che rendono questo
nostro sogno possibile, vorrei ringraziare coloro che spero
pensano sia ancora un sogno, la rivista Sud, da sostenere e
sognare insieme: i lettori e gli abbonati. Perché la stella
(Aster) di Montedidio possa far brillare le nostre penne. Il
numero in uscita a giugno si intitola "Avanguardie".
Francesco
Forlani
Nulla
di catastrofico
Con
quel titolo, geografico sinonimo delle più varie
problematicità meridionali, «Sud» non è sfuggito al destino
del nome: nulla di catastrofico, ma troppo spesso s’è fatto
attendere più del dovuto dai lettori, riuscendo però ogni
volta a farsi perdonare grazie alla qualità e quantità di
contenuti.
Con
quel titolo, ostinata rivendicazione d’identità geoletteraria,
ereditato da un remoto futuro che continua a esserci caro e a
convivere nei sensi e nei desideri di modernità (accettabili in
quanto radicate nella nostra storia), siamo desiderosi di
riprendere un cammino che prevediamo adesso possibile senza
rallentamenti né appuntamenti mancati.
Con
quel titolo noi di «Sud» intendiamo riprendere la strada,
riproponendo anche alla lettura i numeri della rivista che
forse, nostro malgrado, non hanno raggiunto coloro che la
attendevano, e vogliamo che l’avventura non sia soltanto per
noi fascinosa: in ciascuno dei prossimi numeri solleciteremo nei
lettori un contributo critico anche severo. Il dialogo sarà per
noi il maggior successo.
Eleonora
Puntillo
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